venerdì 29 marzo 2013

Verona, i cinque giorni del Vinitaly 2010

Verona - VinItaly 2010, un rosso friulano © Luca Ferrari
L'armonia ballerina dei grappoli sul bicchiere. Il suono più denso di un liquido che affonda tutta la sua doratura sulla mollica del pane. Vinitaly, sono qui.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – content writer

Verona. VinItaly, 8-12 aprile 2010. È stato l'anno del Prosecco del nord-est. È stata l'edizione di un presente responsabile. Dalle bottiglie alleggerite (e riutilizzabili al 100 per cento) alle etichette in carta riciclata, fino alla bio-benzina ottenuta con l’etanolo perché sempre di più, dal campo alla cantina, il vino può essere un alleato dell’ambiente e della sostenibilità. 

Anche per il Sol – Salone Internazionale dell’Olio extravergine di qualità, è stato un anno importante, con l'Unaprol – Consorzio Olivicolo Italia, che ha lanciato l’etichetta innovativa che parla al consumatore, ospitando e veicolando informazioni più complete sul prodotto.

E così, tra poderosi raggi di sole e nuvole ballerine cariche di pioggia, mi ritrovo dai padiglioni dell'amato Gallo Nero del Chianti a disquisire d'olio in terra sicula, a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa. “L'olio che produciamo ha la sua peculiarità”, mi dicono i proprietari dell'azienda Villa Zottopera, “è molto profumato, abbastanza piccante e un po’ amaro, con sentori di pomodoro, rosmarino, erbe selvatiche siciliane, perfino e carciofo quest'anno”.

Avendo ancora un naso più adatto ad aromi culinari che non quelli dell'amico Bacco, entrare all'Agrifood Club (rassegna dell’agroalimentare di qualità) diventa il trampolino per dare alle mie narici (prima) e al mio palato (poi) un'occasione per scoprire e riconoscere nuovi intensi sapori. Folate casearie e di salumi. Olive verdi capaci di far sentire la propria polpa prima ancora di assaggiare.

Smaltito un “fugace” incontro visivo con Miss Italia 2009 e con ancora l'anima impregnata di sapori salati, pur essendo appena mezzogiorno, vengo attratto da tre succulente torte (amaretto, cioccolato e frutta). 

Con sorpresa scopro che la provenienza è la Calabria, terra notoriamente rinomata per la bontà di vini, oli, formaggi e salumi (‘nduja inclusa, al cui tet a tet non mi sottraggo). “La mia famiglia gestisce da 30 anni una della pasticcerie più apprezzate di Reggio Calabria”, mi spiega gentilmente Valentina, tecnologo alimentare e nutrizionista dell’azienda Santisi Dolci Momenti, “abbiamo apportato innovazioni tecnologiche a un prodotto artigianale e ai suoi processi produttivi, potendoci così rivolgere ad altri mercati al di fuori di quello cittadino, garantendo sempre la massima qualità”.

Facile sparare sui giovani che disprezzano le tradizioni e non hanno valori senza prima conoscerli o parlarci. “Come reggini, abbiamo subito molto l'influenza della pasticceria siciliana”, continua Valentina, “Noi però li facciamo un po' meno dolci. I nostri sono sapori molto legati alla terra calabrese, soprattutto utilizzando  essenze locali come il bergamotto o il mandarino. Per i pasticcini e torte con la frutta, gli agrumi sono lavorati con essenze di estrazione naturale e non chimica”.

VinItaly non è solo vino. Una fetta del mercato è occupata anche dalla grappa le cui distillerie in Italia sono 136, concentrate in particolar modo nel Triveneto e Piemonte. Parlando con gli esperti del settore appuro che rispetto al vino, la grappa ha dei costi di produzione molto più elevati. Molte aziende vinicole hanno la propria ma non la distillano. C'è più convenienza a comprarla che a produrla.

Sommo pensieri. Moltiplico deduzioni. Scelgo la mia ultima confidente, a ruoli invertiti s’intende. “C'è un maggiore avvicinamento alla cultura vinicola. La gente ha capito che è meglio assaporare la qualità”, mi confida Marina Sartori, direttamente dai Colli Orientali del Friuli, “Il bere è un'emozione. È il piacere di gustare qualcosa che qualcuno ha prodotto con impegno e sacrificio”.

Verona - VinItaly 2010 - degustazione in atto © Luca Ferrari
Verona - VinItaly 2010 © Luca Ferrari
Verona - Agrifood 2010 © Luca Ferrari
Verona - Agrifood 2010 © Luca Ferrari
Verona - Agrifood 2010 - formaggi © Luca Ferrari
Verona - Agrifood 2010 - la celebre 'anduja calabrese © Luca Ferrari
Verona - Agrifood 2010 - poteva mancare la pizza al forno? © Luca Ferrari
Verona - Agrifood 2010 - una fantastica torta alla frutta Santisi Dolci Momenti © Luca Ferrari
Verona - VinItaly 2010 - degustazione in atto © Luca Ferrari

lunedì 25 marzo 2013

Vinitaly 2009, primavera di vigne

Verona - VinItaly 2009, degustazione © Antonietta Salvatore
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per un padiglione illuminato ché la diritta via era azzeccato. So ben com'i' v'intrai, in terra di Verona, al Vinitaly.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – content writer

"...So ben com'i' v'intrai, tant'era pien di entusiasmo a quel punto che la verace via abbandonai. Ma poi ch'i' fui al piè d'uno stand giunto, là dove il palato chiedeva piacer, che m'avea d’estasi  cor compunto. Non me ne voglia il Divino Alighieri per questa personalizzazione dei suoi immortali (e infernali) versi, ma si alzi il sipario su quello che è il racconto della mia quarta avventura al VinItaly, nobile e leale fiera veronese, al cui fianco, si presentano i valorosi amici Agrifood e Sol.

Inizio in terra toscana. La vista (e l’assaggio) del vin Brunello mi riporta subito alla bellissima Montalcino. Ogni volta che la ritrovo nella mia mente mi riprometto sempre di ritornarci. Piccola perla della campagna senese nel cuore della Val d’Orcia a ridosso della provincia di Grosseto

Ormai ho qualche conoscenza nell’ambiente, e così fra un appunto e un altro trovo anche il tempo di fare qualche saluto. Ma sono a caccia di volti nuovi. Nuove storie. Passeggiando fra i giganteschi stand del VinItaly vengo rapito dal Salento (Le), e dall’affascinante storia della ditta “Michele Calò & figli”.

Nel servire una gustosa zuppa di ceci (accompagnata da un rosato della fertile terra pugliese), l’indomito padrone di casa narra di questi legumi come il cibo più antico dell’uomo. Perché è quando l’uomo smise di essere legato alla transumanza degli animali e iniziò a coltivare, che iniziò a progredire. Il pasto mi stimola l’appetito, così sospendo gli assaggi e mi dirigo all’Agrifood. E cosa trovo? Piccole astronavi di pane pronte per fare il pieno di primizie. 

Ci sono assaggi degni della tavola delle feste dei grandi visir. Potere contadino. Sapori un tempo giudicati poveri, e oggi richiesti da ogni dove. Un cesto di soffici pezzi di pane intinti in variegati oli da tutta Italia lasciano una sensazione cui nessuna descrizione farebbe amai abbastanza giustizia. Nel conficcare uno stuzzicadenti su un’oliva verde acceso, mi ritrovo pochi secondi dopo lanciato a tutta velocità sull’autostrada del gusto più raffinato.

Qual è la storia di questo frutto della Terra? Nell’assaporarlo vedo la frenesia dei commercianti al rallentatore. Vedo un uomo che tramanda al figlio l’amore per la terra. Vedo la fiducia che non ha saputo piegarsi al peso dei tanti alberi cresciuti prima e dopo di loro. Ricomincia così la storia.

E fu così le stelle tornaron a splendere.

Verona - VinItaly ‘09, il Toscana Wine Bar © Antonietta Salvatore
Verona - Agrifood ‘09, succulente prelibatezze © Antonietta Salvatore
Verona - Agrifood ‘09, nel regno della Pasta © Antonietta Salvatore
Verona - VinItaly ‘09 © Antonietta Salvatore
Verona - VinItaly ‘09, Osiride Chiaradia e con la colomba alla birra © Antonietta Salvatore
Verona - Agrifood‘09, pasta e ceci in Salento da Michele Calò & figli © Antonietta Salvatore
Verona - Sol ‘09, l’olio scorre come un fiume © Antonella Salvatore
Verona - VinItaly ‘09, vino prezioso e al fresco © Antonella Salvatore

venerdì 22 marzo 2013

Vinitaly 2008, degustazioni e cultura

VinItaly, lo stand di Poggio Regini nel Consorzio Chianti Classico © Luca Ferrari
Dal Friuli alla Toscana. Dall’Emilia alle Marche. Dalla Lombardia e Veneto al bel Salento pugliese. Di terra in terra, al Vinitaly.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Nel panorama vinicolo il Chianti Classico è un must. Così denominato perché si riferisce a una zona precisa delle colline chiantigiane che riguardano alcuni comuni e parte di altri. “Siamo alla nostra prima presenza a questa manifestazione” spiega Maurizio Rossi, dell’azienda di Poggio Regini di Castellina in Chianti (Si), qui insieme ad altri colleghi del Consorzio Chianti Classico, “L’azienda è nata nel 1969 ma abbiamo sempre venduto sfuso fino al 2005. Adesso abbiamo iniziato a imbottigliare e produciamo vini, olio e grappa. Qui a Verona  abbiamo portato due Chianti classici, 2004 e 2006, e altri sei IGT (Indicazione Geografica Tipica), colli della Toscana Centrale”.

Vago per gli stand. VinItaly non è solo uva. Ad affiancare l’ebbrezza del vino si accompagna la rassegna Sol, il salone dell’extravergine di oliva. Dalle infinite tonalità violacee, biancastro-verdine a rivoli dorati su cui soffici crostini vengono dolcemente intinti. Oro di tannini. Oro di olive. Domina il Sud Italia. L’Asso Proli di Cosenza si presenta con uno stand che incuriosisce non poco. Accanto a piccoli calici d’olio e alle bottiglie delle singole aziende produttrici, ci sono vasetti di terra.

“L’Asso Proli presenta quattordici aziende della provincia di Cosenza, per lo più della piana di Sibari e colline presilane, che producono biologico e DOP” spiega la dott.sa Antonella Marano, “Seguiamo ogni passaggio che porta alla produzione dell’olio, facendo in modo che produttori adempiano agli obblighi di legge. La terra che vedi è compost. Un ammendante per il terreno che si ricava dalla sansa (scarti) delle olive, miscelata a vari elementi naturali fra cui foglie di olivo e sarmenti di potatura. Così otteniamo un prodotto (compost) ricco di sostanze nutritive,che restituiamo al terreno”.

Non è finita. Sull’etichetta di ogni bottiglia c’è un codice. Basta inviarlo come sms al numero indicato ed ecco il server centrale della società cooperativa invia tutte le indicazioni sul prodotto acquistato: origine, chi l’ha prodotto, acidità e offre pure un consiglio su come gustarlo.

Si parla. Ci si confronta. Si degusta. Si fa business. S’insegna. Con i giovani troppo spesso abbandonati a facili super-alcolici e alcol da quattro soldi, al VinItaly c’è cultura. I segreti contadini tramandati di generazione in generazione. Dietro ogni bottiglia c’è una lunga storia. In ogni sapore c’è intimità, una casa, avversità e un tramonto. Ha inizio la degustazione.

Verona, VinItaly © Luca Ferrari
Verona, VinItaly - stand della Valle d'Aosta © Luca Ferrari
Verona, Sol - stand della Sicilia © Luca Ferrari
Verona, VinItaly - stand della Puglia © Luca Ferrari
Verona, VinItaly - non c'è limite alla fantasia degli stand, anche la Formula 1 © Luca Ferrari
Verona, VinItaly International - stand della Russia © Luca Ferrari
Verona, Sol - stand della Calabria © Luca Ferrari
Verona, VinItaly - vini Bartali (Si) © Luca Ferrari

giovedì 21 marzo 2013

Spin The Last Black Dream

Ruby Beach (Oregon) © Luca Ferrari
Lungo le spiagge dell'Oregon vessate dalle correnti pacifiche. Irrompe la poesia di chiara matrice sonora.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

sento il fruscio del mare ma non saprei dire
con certezza di cosa stesse parlando
…la retata dei buoni propositi si è persa in un coro auto-convintosi di fare sempre lo stesso pensiero

vedo l’acqua attraverso le mie mani
eppure le tracce appartengono
a un’altra era di sguardi senza specifiche di memoria

so che te ne devi andare ma almeno lasciami il tuo nome
dove solo io possa vederlo
tanto so che non c’incontreremo più per parlarne,
quindi trattieni pure il respiro
per quanto vuoi... mi prendo il merito di non saper comunicare

Ruby Beach (Oregon, USA) © Luca Ferrari
non sono mai stato sorpreso da quello che
vedevo negli specchi per quanto mattinieri potessero essere

Cosa ne è stato della mia immortalità? Se l’è presa qualcuno
che non sa che farsene della sua
vita… le carte nascoste sotto il cuscino non hanno reso
il risveglio meno allergico alle bobine solari

non credo sia mai esistita
una corretta pronuncia
per ammettere di aver lasciato
per troppo tempo da soli
i nostri disegni
sulla sabbia… e a questo non c’è
rimedio… non posso nemmeno saltare la parte della lavagna
perché anche a questo punto della vita 
la mia identità vorrebbe iniziare con meno  
c’era una volta

Seattle - Puget Sound (Washington, USA) © Luca Ferrari

lunedì 18 marzo 2013

Firenze, il Duomo di Santa Maria del Fiore

Firenze, il Duomo di Santa Maria del Fiore © Luca Ferrari
 Viaggo in cima alla 'ulla del Rinascimento. Sulla cupola Brunelleschiana del Duomo di Santa Maria del Fiore, a Firenze.
 
di Luca Ferrari

Vertigini rinascimentali. Si dice che in ogni orizzonte ci sia un limite prefissato da raggiungere. Da quassù sono andato oltre. Un attimo fa ero al piano terra dove una simpatica locandiera mi teneva aggiornato su terre colorate e lamponi bruciacchiati. Adesso è il mio turno di fare la parte della pergamena. Qui. A Firenze. Appena qualche centimetro sotto di me c'è la cupolona rinascimentale brunelleschiana. Per il resto, vortici di stelle si contendono tutta la poesia impaziente di sgorgare.

Fino a qualche giorno fa il Duomo di Firenze non era che uno stuolo d'immagini sontuosamente riprodotte su uno dei tanti libri di storia dell'arte. Questa mattina invece sono riuscito a salire su uno dei primi treni per raggiungere il capoluogo toscano per uscire dal sogno e iniziare a conquistare la realtà. Al mio arrivo, la stazione di Santa Maria Novella è ancora un po' sonnolenta. Il sole invece sembra avere intenzioni ben più serie di una semplice sgranchita di raggi.

Davanti a me c'è un mondo che devo ancora scoprire. Sono dentro un dipinto. Un affresco che si rinnova ogni giorno. Mi sono immaginato e poi raffigurato. Adesso sto vivendo. Voglio entrare a Santa Maria del Fiore. Alzare lentamente gli occhi gradino dopo gradino. E salire. Salire in cima. E da lassù sentirmi in competizione con le aquile mostrando loro il miglior ghigno spiritato delle mie orme.

Era il lontano 8 settembre 1296 quando venne posta la prima pietra del Duomo. Il progetto fu realizzato da Arnolfo di Cambio che in contemporanea diresse anche i lavori per la costruzione dell'imponente Basilica di Santa Croce e del Palazzo della Signoria, altri indiscussi simboli fiorentini.

Prima d'iniziare la scalata, circumnavigo per bene dall'esterno la pianta a croce latina. La presenza dell’edificio è maestosa. È la quarta chiesa più grande d’Europa dopo la Basilica di San Pietro in Vaticano, Saint Paul a Londra e il Duomo di Milano. La sua estensione (153 metri di lunghezza e 90 di larghezza alla crociera) non incute timore. Incuriosisce. Affascina. Avvolge. A fianco della chiesa svetta la torre campanaria, meglio conosciuta come il Campanile di Giotto, un’opera di altissimo rilievo. Impreziosita dai marmi bianchi delle cave di Campiglia e Pietrasanta, il verde serpentino di Prato e i rossi di Monsummano.

Grazie al prezioso supporto dell'OPA Centro Arte e Cultura, ente privato che gestisce l'edificio religioso, mi ritrovo in un baleno nel ventre di Santa Maria del Fiore. Fatta la conoscenza dei lavori di Andrea del Castagno e Luca Della Robbia, come da un turbine gentile, vengo arpionato dalla maestosità del Giudizio Universale. Un sontuoso affresco di 3.600 metri quadrati realizzato da Giorgio Vasari e Federico Zuccari nell'interno cupola.

Poi finalmente è il momento di uscire. E salire. Qualche scalinata e inizio il tour delle terrazze. Così, mentre la vita fiorentina scorre a parecchi metri di altitudine da me, inizia il mio corteggiamento visivo della cupola. Inizialmente il progetto venne affidato a Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti. Il 7 agosto 1420 ebbe inizio la sua costruzione, ma dopo un diverbio fra i due architetti, nel 1425 Ghiberti venne estromesso dai lavori che passarono interamente in mano al collega.

Superata qualche linea di smarrimento da altitudine, poso rapace i miei occhi sul Battistero fronte Duomo. Un'opera questa dedicata a San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze. Pianta ottagonale con file di marmo bianco e verde. Le tre porte portano la firma di Andrea Pisano (sud) e Lorenzo Ghiberti (nord ed est, meglio conosciuta quest'ultima come porta del Paradiso).

Rientrato sotto coperta, gli spazi si fanno sempre più stretti per salire in cima. Si cammina in fila indiana. Se uno sale, un altro non può scendere. È così fino a vetta conquistata. Poi una volta ritornati a respirare il cielo, inizio a cercare ogni strada conosciuta. I monumenti. I colli come Fiesole, la terrazza di Firenze.

Il tempo passa. Non sono ancora pronto per scendere da quassù. Guardo Firenze. Sempre più stupito e per niente annoiato. Cerco d'intavolare conversazioni con gli artisti del passato. Non v'è traccia di dichiarazioni solitarie. L'ingegnoso cuore antico batte ancora qui. Tra giornate impetuose e agende allergiche alle delimitazioni. Continua così. Con la voce di Firenze che risponde. Continua così, con una strana sensazione di non essere lontano da nessuno.

Firenze, il Duomo di Santa Maria del Fiore © Luca Ferrari
Firenze, il Duomo di Santa Maria del Fiore © Luca Ferrari
Firenze, passeggiando sul Duomo di Santa Maria del Fiore © Luca Ferrari
Firenze, il Campanile di Giotto © L. Ferrari
Firenze, vista sulla Basilica di Santa Croce dal Duomo © Luca Ferrari
Firenze, vista sulla Basilica di San Lorenzo dal Duomo © Luca Ferrari
Firenze vista dal Duomo © Luca Ferrari

venerdì 15 marzo 2013

San Gimignano, Manhattan medievale

San Gimignano (Si) e le sue Torri © Luca Ferrari
Un po’ Siena. Un po’ Certaldo. Un po’ Monteriggioni. Ma nessuna come lei. San Gimignano, uno dei simboli medievali della Toscana

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

La si riconosce fin da lontano, quando le torri medievali ti richiamano, e non si può che seguire la strada, lasciare la macchina fuori dal borgo storico, ed entrare. Scoprendo questa realtà dalle antiche origini etrusche, e sorta su una delle direttrici della Via Francigena.

Oltrepassato il Bastione San Francesco ed entrato per Porta San Giovanni, tra docili sali e scendi, ci metto poco ad arrivare nella triangolare piazza Cisterna, antico luogo per mercato e feste. Da qui si può ammirare una grossa fetta del paese. La torre di palazzo Pellari, Palazzo Tortoli, Palazzo Razzi e le torri gemelle degli Ardinghelli. C’è anche una vera di pozzo in travertino dove i turisti, continuano a lanciare monentine, ed esprimere i propri desideri.

Quattro giovani turiste d’oltreoceano, che ricordano in piccolo le scatenate protagoniste del telefilm cult Sex and the City, se ne stanno tranquille sotto l’ingresso della Collegiata di Santa Maria Assunta, conosciuta anche il Duomo di San Gimignano, la chiesa principale della cittadina toscana, la cui costruzione risale verso la fine del primo millennio. M’incuriosisce quel loro stare in disparte. E soprattutto quei piccoli block-notes che si passano da mano a mano

E nel passeggiare rilassato, tra aromi di specialità toscane e l’artigianato locale, mi ritrovo ancora in un mondo diverso. Un gruppo di giovanissimi attori sta provando la versione teatrale di “Mary Poppins”, direttamente dai romanzi della scrittrice australiana Pamela Lyndon Travers. Così per un attimo, ci riesco pure anch’io a volare. Salire e scendere tutt’intorno. E guardare il mondo dalla prospettiva di un sorriso.

Seguo qualche indicazione. Poi, sul calar della luce, mi ritrovo fuori dalle mura Duecentesche, e lì, dei cartelli mi indicano il percorso. La passeggiata delle mura. Sono solo. Abbandonato dal resto degli uomini. Un corvo appollaiato non si scompone della mia presenza. Forse mi ha preparato il sentiero. Forse quando uscirò dal mio peregrinare dantesco, vedrò qualcosa d’altro.

Le luci rosee-aranciate iniziano a spalmarsi sull’antica merlatura. Basta spostarsi di pochi centimetri del sentiero, e cambia tutto il panorama. I tetti si rincorrono. Una torre sembra più alta di un’altra e viceversa. Il verde della vegetazione della Val d’Elsa mi culla quasi sospeso. 

Continuo il mio giro fuori dalle mura, fino a rientrare nella città, e un’inscrizione. “Il 10 giugno 1944 i partigiani di S. Gimignano del 9° Distaccamento divisione Spartaco Lavagnini, in collaborazione con altri partigiani della Valdelsa e con un gruppo della Brigata Guido Boscaglia, liberavano da questo carcere 72 detenuti politici di varie nazionalità condannati dai tribunali fascisti. A ricordo di quanti hanno dovuto soffrire per la libertà di pensiero.

San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari
San Gimignano © Luca Ferrari

mercoledì 13 marzo 2013

San Galgano, la Rotonda di Montesiepi

Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Il silenzio dell’arte. Viaggio nel comune di Chiusdino, tra i resti dell'imponente abbazia di San Galgano. Alla scoperta della Rotonda di Montesiepi

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Al termine di un elegante strada alberata, c’è lei. L’antica abbazia cistercense di San Galgano, detta la Rotonda di Montesiepi. Una delle mete architettoniche più apprezzate nell’immenso panorama artistico italiano nonché set cinematografico di alcune celebri pellicole, in particolare Il paziente inglese (1996) di Anthony Minghella, film vincitore di 7 premi Oscar.

Antiche reminiscenze d’Oltremanica. L’arte e il verde intorno richiamano alla maestosità della Cattedrale di Chester (Cheshire, Inghilterra). Fu l’edificio toscano a dare inizio all’arte gotica toscana.

La costruzione risale al 1218, la consacrazione al 1288. Ancora pochi anni e saranno ottocento lune di vita per questa “signora”. Ridotta ormai alle sole mura, l’edificio è a pianta a croce latina a tre navate, per una lunghezza di 72 metri e una larghezza di 21. Dopo un grande periodo di splendore terminato nel ‘500, iniziò la sua la sua decadenza causa contesa fra Papato e Repubblica di Siena.

Col tempo l’abbazia venne sempre più trascurata fino a quando nel 1781 crollarono le parti rimanenti della copertura e cinque anni dopo un fulmine le diede il colpo di grazia facendole crollare anche il campanile.Nel 1789 venne sconsacrata. Sebbene qualche lieve intervento di restauro venne fatto nell’800, solo nel 1926 vene eseguito un vero lavoro di ripristino per mantenere e consolidare quanto rimasto.

Esco fuori. Ho come l’impressione manchi qualcosa. L’ultimo pezzo del puzzle. Dei bambini mi danno la risposta. Una graziosa Madonna immersa nel verde e quasi nascosta, aspetta le preghiere solitaria. Con le manine aperte. C’è qualche moneta di offerta ai suoi piedi. 

Quale che sia il credo o gl’ideali di un essere umani, la scultura trasmette serenità. Se la guardi troppo, sembra quasi che le si arrossino le gote. O forse sono le mie. Il tempo inizia a guastarsi. Qualche nuvola birichina scarica un po’ di pioggia. Non riesco ad andarmene via. Prima o poi passerà. Qualcuno un giorno gracchiò che non sarebbe potuto piovere per sempre.

Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari 
Chiusdino (Si), l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), Madonna fuori l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari
Chiusdino (Si), fuori l'Abbazia di San Galgano © Luca Ferrari