lunedì 30 settembre 2013

Pane, strudel e speck, il gusto dell’Alto Adige

Bressanone, piazza Duomo - Mercato del Pane e dello Strudel
A Bressanone è di scena l'11° edizione del Mercato del Pane e dello Strudel  (4-6 ottobre) A Santa Maddalena invece, spazio allo Speckfest (5-6 ottobre).

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Il variegato mondo della panetteria altoatesina si rivela.Realizzato dall’Organizzazione Export Alto Adige (EOS) della Camera di commercio di Bolzano, l’appuntamento con la tre giorni bolzanina condurrà i sempre numerosissimi visitatori alla scoperta delle tradizioni locali, potendo assaggiare e/o comperare le specialità tradizionali (con il marchio di qualità Alto Adige) di 21 panificatori e pasticceri locali. Dal pane alla frutta alle pagnotte venostane in coppia Vinschger Paarl, passando per il filone bianco, il pane croccante di segale Schüttelbrot e ancora la pagnotta pusterese Pusterer Breatl, i dolci Zelten e l’irresistibile strudel di mele, senza scordarsi di gustare un piatto di soffici canederli

Nel ricco programma del Mercato, oltre ai sempre affascinanti giri in carrozza per il centro storico della città, si potrà assistere alla presentazione dei metodi di panificazione e informazioni sugli ingredienti dei diversi tipi di pane con la Scuola professionale Emma Hellenstainer. Interessanti le visite proposte dall’Associazione Turistica di Bressanone. Si parte venerdì 4 ottobre h. 10 con l’escursione guidata ai vigneti con degustazione (15 € a persona). Si prosegue sabato 5 ottobre (h. 10) alla scoperta del museo della Torre Bianca (5 €) mentre alle h. 21, passeggiata notturna per Bressanone (7 €). Per i possessori della BrixenCard, tutti e tre gli appuntamenti sono gratuiti.

Bressanone, piazza Duomo - Mercato del Pane e dello Strudel
L’inaugurazione ufficiale del Mercato del Pane e dello Strudel (http://www.mercatodelpane.it) si terrà venerdì 4 ottobre h.12.30 sul palco di Piazza Duomo, all’ombra dell’imponente cattedrale barocca di Santa Maria Assunta e San Cassiano. La particolarità del pane con il marchio di qualità Alto Adige sta nella completa assenza di conservanti, aromatizzanti o altri additivi, mentre per lo strudel originale si utilizzano solo burro e mele dell’Alto Adige.

"Quest’anno poi vogliamo porre l’accento su temi come il rispetto dell’ambiente e la sostenibilità" ha sottolineato Hansjörg Prast, Direttore di EOS, Organizzazione Export Alto Adige della Camera di commercio di Bolzano, "In collaborazione con il comune di Bressanone e all’insegna del motto Going Green, ci prestiamo a condurre una raccolta differenziata esemplare (brochure e altro materiale pubblicitario sono stati stampati su carta riciclabile, ndr)".

Più clima montano e meno cittadino per lo Speckfest (http://www.speckfest.it) all'insegna dello Speck Alto Adige IGP (indicazione geografica protetta), contraddistinto dal marchio di colore verde.

Santa Maddalena (Bz), Speckfest
A fianco del salume, sarà possibile deliziare il proprio palato con i sapori dei prodotti del mercato contadino. Non mancheranno giochi per i bambini e tanta musica locale. Appuntamento clou nella placida S.anta Maddalena, domenica 6 ottobre h. 12 con la distribuzione di pezzi di speck da parte delle Regine dello Speck degli ultimi anni e annessa sessione di autografi con le suddette. Si ricorda infine che mentre nella giornata del sabato l’ingresso allo Speckfest è gratuito, la domenica ha un costo di 6 euro. 

Santa Maddalena (Bz), un succulento trionfo di Speck
Santa Maddalena (Bz), musiche folcloristiche allo Speckfest

venerdì 27 settembre 2013

Puget Sound, la costa di Seattle

Seattle (USA), Alki Beach e lo Space Needle di sfondo© Antonietta Salvatore
X-File d’America. Tra quartieri che salgono e scendono, è la città di Seattle, immersa nel suo delicato isolamento continentale. 

di Luca Ferrari

Un po’ Stoccolma. Un po’ Parigi. Un po’ San Francisco. La città di Seattle. Riparto da Capitol Hill, area popolosa dal romantico sapore retrò. E proprio lì, in una piccola libreria, finisce la mia ricerca di una guida della città. In lingua inglese s’intende. In italiano non c’è ancora nulla di specifico, semmai una guida cumulativa sul nordovest americano. Qui invece c’è la molto gettonata Seattle day by day.

Pur acquistando una copia, lo confesso, mi affido più all’istinto e così arrivo a Pioneer Square, dove la vecchia Europa formato stile Romanico (vedi The Pioneer Building) trova posto insieme a uno dei simboli indiscussi dei nativi americani, i totem. Non faccio tempo a fare qualche passo ed eccomi al Waterfall Garden. Una piccola oasi verde con tanto di cascata e tavolini in ferro battuto dove i viandanti o chiunque altro si possono sedere e godersi un momento di relax. Magari leggendosi il giornale.

Seguendo un certo trend statunitense, anche a Seattle ci sono limitazioni per i fumatori. Non solo come nella maggioranza dei paesi europei nei luoghi e mezzi pubblici, ma anche a ridosso di molti edifici privati e non come banche e supermercati.

Tornato nel cuore di Downtown, proprio a ridosso della celebre Benaroya Hall, all’incrocio tra University Street e la 2nd Avenue, trova posto la memoria per i caduti di guerra. Vietnam. Corea. Afghanistan. Iraq. Nomi e cognomi di tutti i militari uccisi, e con frasi stampate che rimandano anche a pensieri profondi. Su tutte, “This is too nice a time of year to be fighting a war – Questo è un periodo dell’anno troppo bello per combattere una guerra”.

La mia strada poi si allunga e finisco all’Olympic Sculpture Park. Oltre trentamila acri suddivisi tra parco pubblico, sculture all’aperto e un tratto di spiaggia, il tutto inaugurato il gennaio 2007. Il gorgoglio incessante di una fontana appare più fragoroso delle onde che in modo garbato si spengono sui primi lembi di terra. Cambio zona, ma restando incollato al mare. Nel punto più estremo della zona ovest di Seattle, ad Alki Point, nell’omonima spiaggia di Alki Beach, terrazza marina perfetta per godersi la vista delle Olympic Mountains.

Nonostante si pensi che le acque quassù siano gelide, il vedere una ragazza con i piedi in acqua m’infonde coraggio e curiosità nell’imitarla. Con sorpresa scopro che vicino alla riva non è per nulla impossibile, tutt’altro. Avanzo con lo sguardo oltre il Puget Sound.

Lì davanti, dopo parecchie miglia marine c’è il Giappone. Il pensare mi fa accelerare il passo portandomi a ridosso della mia inconsapevole guida, che con grande sorpresa scopro parlare un italiano impeccabile. Lasciata la nuova amica, mi divido tra il camminare in Alki Avenue e la sabbia. C’è chi passeggia. Chi pedala su due, tre e quattro ruote; bizzarri ma divertenti modello go-kart che vanno su e giù nelle apposite corsie. Insieme a loro c’è chi scorrazza anche su skateboard, ma mica con a bordo quattordicenni scapestrati ma anche uomini belli che cresciuti. Sulla sabbia, quattro amazzoni si sfidano in una partita di pallavolo senza esclusione di colpi. Poco prima, altro match e altra rete con squadre miste.

Alki Beach è una delle spiagge più gettonate, specialmente nei fine settimana quando spunta il sole e le famiglie vi si riversano per trascorrere l’intera giornata. L’ampio spazio è dotato di panchine e perfino una griglia per cuocere al barbecue. Sulla strada intanto fanno la loro comparsa anche le classiche macchine con le sospensioni molleggiate appartenenti a cittadini di origine messicana, stabilmente a Seattle da tempo ormai.

Quando credo di avere visto proprio (…) tutto, inclusa una miniatura della celebre Statua della Libertà newyorkese le cui piastrelle circostanti riportano i nomi di chi ha contribuito con donazioni a realizzarla, il mio viaggio sul litorale si ferma su una casetta i cui schizzi del Puget Sound sono in grado di arrivare direttamente alle finestre. Mi sembra già di vedermi stretto nell’abbraccio di una coperta sulle spalle la mattina, con un boccale di caffè in mano, prima di cominciare la mia nuova giornata a Seattle.

Provo a distinguere i ruscelli nascosti nell’oceano. Un’espressione di traccia credo di averla appena inventata e ho intenzione di ricordarmela e conservarla per la prima volta che vi farò ritorno. Sulla sabbia ci sono delle scritte ed è appena salpata una barchetta di carta. La fertilità di questa identificazione istintiva mi ha colto splendidamente preparato di persona. È esattamente quello che stavamo, stiamo dicendo.

Altre immagini nella versione inglesePuget Sound, Seattle’s shore

Seattle (USA), Downtown © Luca Ferrari 
Seattle (USA), Waterfall Garden © Luca Ferrari
Seattle (USA), Olympic Sculpture Park © Luca Ferrari 
Seattle (USA), Alki Avenue © Luca Ferrari
Seattle (USA), Alki Avenue © Luca Ferrari
Seattle (USA), Alki Beach © Luca Ferrari
Seattle (USA), Alki Beach © Luca Ferrari
Seattle (USA), Alki Beach © Luca Ferrari
Seattle (USA), la Statua della Libertà presso Alki Beach © Luca Ferrari

mercoledì 25 settembre 2013

Puget Sound, Seattle’s shore

Seattle, Puget Sound © Luca Ferrari
From the totems of Pioneer Square to the War Memorial. From the green of the Olympic Sculpture Park up to Alki Beach. A long walk in Seattle.

Between Stockholm and Paris. US X-Files. Metropolitan County. Modern composition of skyscrapers, ocean and woodland. Deep down in a delicate continental isolation, between up-and-down neighbourhoods, contemporary art represents itself offering waves of new inspiration. The sea is the everlasting lookout in the urban skyline. In shorts, Seattle. The Seat of King County,

If you’ve just arrived and want to discover the city, walks or buses are the best way to do so. I move from Capitol Hill, a crowded area with a romantic and old-fashioned touch. Right there, I find a small bookshop where I get my city guide. There is nothing yet in Italian, only a general tourist guide to the US north-west frontier. Although the popular “Seattle day by day” is a reliable sources of information, I have to admit is more fun to follow my instinct.

And so I get to Pioneer Square, where one can admire old Europe (the Romanic-styled Pioneer Building) side-by-side to Native American totems. After a short walk, I find myself at Waterfall Garden. A little green oasis with a small waterfall where passer-by’s can sit down and enjoy the relaxing environment while reading the newspaper. As in the rest of the US, there are limitations for smokers. Smoking is not allowed on public transport, public places and even on the premises of banks, offices and malls.

On my way to Downtown, nearby the popular Benaroya Hall, at the cross between University Street and the 2nd Avenue, there is the War Memorial. Names and surnames of all servicemen and servicewomen who died in Vietnam, Korea, Afghanistan, Iraq. Deeply emotional statements are sculpted on the marble. Amongst the others: “This is too nice a time of year to be fighting a war.”

I walk towards the Olympic Sculpture Park. More than thirty thousand acres hosting a public park, open-air sculptures and a beach open to the public in January 2007. The continuous gurgling of a fountain is noisier than the calm waves dying off on the sand. I change neighbourhood, although I stay by the sea. On the most westward point of Seattle, Alki Point, is the homonymous Alki Beach, the perfect place to enjoy from a terrace the view of the Olympic Mountains.

Although many believe the waters are cold, the climate is in fact temperate during the summer. I gaze at a young lady with a coloured kerchief, holding her shoes and waking barefoot on the beach. I do the same. Surprisingly the water by the shore is not freezing. I look towards Puget Sound and beyond. There, many maritime miles away, lies Japan. I move on in between Alki Avenue and the sand. People linger long and walk. Some cycle around and others use pedal karts to stroll on the cyclers path. Kids and adults enjoy skateboarding. On the beach four young women are engaged in a very competitive volley match. Before them, a mixed double.

Alki Beach is one of the favourite by the locals. During the weekend, when the sun is high, families arrive to spend there the whole day. The area is equipped with benches and even a big barbecue. Meanwhile one cannot but notice the presence of the many young Mexicans, a well-established presence in the city, on their characteristic low-riders.

On my way back I see a miniature of the New York Statue of Liberty on whose basement have been engraved the names of those who contributed to its realisation. Then I see a small house on the shoreline. The waves from Pudget Sound easily reaches its windows. I could see myself there, surrounded by a warm blanket in the morning with a hot cup of coffee before my new day. 

I try to find an analogy between my lagoon in Venice and the Ocean. I believe I found one and I intend to keep it for my next visit. There are words on the sand, a paper boat has sailed. This instinctive analogy has struck me down, though not unsurprisingly. It exactly what we were – are – saying. Together.    

Watch other Seattle pictures on the Italian article: Puget Sound, la costa di Seattle

Seattle, Puget Sound © Antonietta Salvatore
Seattle, Waterfall Garden © Luca Ferrari
Seattle, War Memorial © Luca Ferrari
Seattle, Olympic Sculpture Park © Luca Ferrari
Seattle, Alki Avenue © Luca Ferrari
Seattle, Alki Beach © Luca Ferrari
Seattle, Alki Beach © Luca Ferrari
Seattle, Alki Beach - Statue of Liberty © Luca Ferrari
Seattle, Alki Beach © Luca Ferrari

martedì 24 settembre 2013

Ta Chalkina, il pranzo è servito

La Canea - Ta Chalkina, tortine a la polita © Luca Ferrari
Carne mista immersa in sentieri speziati. La dolcezza delle rose intinta nello yogurt ovino. La “rakisteria” cretese Ta Chalkina è un trionfo di sapori locali.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Tra le proposte culinarie suggerite sull’eccellente Guide Routard di Creta, tra i suggerimenti su dove provare le specialità tipiche, viene proposto il ristorante Ta Chalkina, situato nella città vecchia fronte mare, in Akti Tompazi Street, con l’antico faro veneziano a contatto del proprio ravvicinato orizzonte.

Ta Chalkina, menù in italiano © Luca Ferrari
Ci si può sedere dentro o fuori. L’arredamento ha un sapore antico. Il menù è interamente (e separatamente) disponibile in più lingue, italiano incluso. Ancora ignaro che le porzioni greche siano abbondanti, scelgo di cominciare da quello che è il mio unico (fin’ora) piatto conosciuto, il formaggio Feta, condito ad arte.

Incassata poi la delusione per l’assenza del tipico agnello al forno (finito per oggi, ma comprensibile visto che mi sono accomodato dopo le 3 del pomeriggio), passo a gustare i classici souvlaki, spiedini di pollo marinato con vino bianco, olio d’oliva, limone, aglio e yogurt. Tenero, delicato e dal sapore intenso. 

La Canea - Ta Chalkina, i souvlaki © Luca Ferrari
Tocca poi alle “Tortine a la polita” (pitakia politika), un piatto originale con carne macinata (maiale e vitello) nel cui impasto trovano spazio curry, aglio, uva passa e sopra il tutto, una soffice scia di salsa di yogurt con spruzzata di peperoncino (per niente piccante). Una sola porzione consiste in tre di queste deliziose pies.

A Creta, così come immagino anche nel resto della Grecia, è costume che a inizio pasto venga portata un’ampia brocca d’acqua. Una pratica questa totalmente sconosciuta in Italia e quel che è peggio è che anche dinnanzi alla richiesta di una di queste, si può inspiegabilmente ottenere solo una bottiglia di minerale naturale invece della banale acqua di rubinetto. Ma questo non è il solo “omaggio” della cucina cretese che, è bene sottolinearlo, non riguarda l’intera offerta ristoratrice ma è comunque abbastanza comune. Come detto dunque, le sorprese non sono finite.

il box per i commenti © Luca Ferrari
Chiesto il conto, vedo arrivare il gentile cameriere con un piattino (ma neanche tanto piccolo) traboccante di yogurt greco (nella stragrande maggioranza dei casi preparato da latte di pecora) con sopra marmellata di rosa, il tutto innaffiato da una bottiglia di Raki, la grappa bianca locale. Un dessert che non ho ordinato ma cui vengo invitato a gustare.

A seconda del locale, il dolcino finale può variare spaziando su frutta o altre combinazioni di yogurt. La grappa invece è una quasi costante. Pagata infine una cifra più che onesta, insieme al conto c’è un piccolo cartoncino dove il Ta Chalkina chiede di esprimere il livello di gradimento su quanto gustato e vissuto. Subito fuori poi, un pratico contenitore dove mettere il proprio. Ultimo appunto. Anche se non “scappa”, fate comunque un salto a visitare l’elegante toilette. In un attimo vi ritroverete catapultati indietro di un paio di secoli, con inoltre i singoli servizi più che profumati.

Una cosa è certa, dovessi tornare a Chania (Xania, La Canea, Haniá), so già dove andare a pranzare. 

La Canea - Ta Chalkina, il formaggio Feta © Luca Ferrari
La Canea - Ta Chalkina, tortine a la polita © Luca Ferrari
La Canea - Ta Chalkina, yogurt con marmellata di rose © Luca Ferrari
La Canea (Creta) - Ta Chalkina © Luca Ferrari

La Canea, colazione sul Mar Egeo

La Canea/Chania (Creta), colazione fronte Mar Egeo © Luca Ferrari
Grecia, isola di Creta. L'impatto mattutino con la città di Chania ha il dolce sapore di una colazione in via Miaouli, carezzato dal vento del Mar Egeo giusto fronte a me. Spaziando tra wafel continentali e il battesimo con il caffè greco, decisamente differente rispetto a quello che si è abituati a bere nel Belpaese. Tazza più grande. Sapore più dolce. Fondo quasi cioccolatoso. Ora inizio la peregrinazione. Ci si rivede all’una per il pranzo. 

La Canea/Chania (Creta), colazione fronte Mar Egeo © Luca Ferrari
La Canea/Chania (Creta), il Mar Egeo © Luca Ferrari
La Canea/Chania (Creta), il Mar Egeo © Luca Ferrari

lunedì 23 settembre 2013

Creta, The Way on Elafonisi

Grecia, spiaggia di Elafonisi © Antonietta Salvatore
Il viaggio di The Way of the Miles lungo le coste, i centri, l'arte, la natura selvaggia e le specialità culinarie di Creta comincia da uno dei luoghi più caratteristici dell’intera nazione ellenica. L'isoletta di Elafonisi. Dove la sabbia ha tinte rosate ed è proibito portarla via. 

di Luca Ferrari (ferrariluca@hotmail.it)
giornalista/fotoreporter – web writer


Elafonisi, The Way of the Miles © Luca Ferrari
The Way of Miles, magazine online specializzato in viaggi e sapori, è sbarcato in Grecia. Più precisamente nell’isola di Creta. Il suo arrivo non è passato inosservato sulla meravigliosa spiaggia di Elafonisi.

Si specchia una strada/ è ancora troppo presto per andare via/... Aggiungerò curve dove incontrerò onde/ Lancerò i pesi verso la terra aperta ad arbusti in vena di confidenze senza macchia/... Partirò e tornerò qui/ senza dirigibili a distrarmi, e quando il sole non sarà abbastanza ampio per poter contribuire all’immaginazione, mi rimetterò in marcia e vi lascerò la mia eredità incisa su tutta questa passeggera dimensione prossima a essere bagnata...

Grecia, spiaggia di Elafonisi © Luca Ferrari

sabato 21 settembre 2013

Pellestrina, l'alba della Bandiera Blu

L'arenile di Pellestrina © Luca Ferrari
Laguna da una parte, mare Adriatico dall’altra. Lì nel mezzo, l'isola di Pellestrina. Perla ancora troppo poco valorizzata nel panorama veneziano.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Caorle, San Michele al Tagliamento – Bibione, Eraclea, Lido di Venezia, Jesolo e Cavallino Treporti. Sul litorale veneziano sono sei le località dove anche nel 2013 ha sventolato fiera la Bandiera Blu, l’importante riconoscimento conferito dalla Fondazione per l'Educazione Ambientale (FEE) a quelle realtà balneari che rispondano a specifici criteri inerenti la qualità delle acque di balneazione, la pulizia delle spiagge, l'efficienza dei servizi e la salvaguardia dell'ambiente naturale.

Lì dove presente il vessillo viene issato. E in più postazioni. Lo sanno bene tutti i numerosi turisti del Lido di Venezia per esempio, che anche all’attracco del ferry boat a San Nicolò vengono accolti dal suddetto stendardo. Fin qua nulla di nuovo. Ci “sarebbe” però un’altra realtà insulare che potrebbe ambire a ottenere questo premio, la sempre poco valorizzata isola di Pellestrina. A lanciare un’interpellanza al riguardo, l’autorevole voce dell’ex-Assessore all’Ambiente di Venezia e oggi consigliere comunale (PD), Pierantonio Belcaro.

“Sono più che maturi i tempi per una più forte attenzione dell'Amministrazione Comunale verso il Lido e Pellestrina” ha sottolineato, “Per quest'ultima va fatto ogni sforzo per una diversificazione delle attività produttive presenti in isola che punti a uno sviluppo turistico soft e rispettoso dell'ambiente.

Un waterfront come quello del litorale di Pellestrina, molte località ce lo invidiano e non si può continuare nell'immobilismo sia da parte delle istituzioni pubbliche sia delle realtà imprenditoriali, che vanno messe nelle condizioni, anche economiche e di certezza del contesto delle regole, per avviare nuove iniziative in grado di far fronte ai gravi problemi occupazionali che da tempo caratterizzano tanta parte della popolazione locale”.

Pellestrina non è un’isola come le altre. Pur rientrante nel’orbita veneziana, beneficia pochissimo dell’invasione turistica della Serenissima, potendo al massimo contare sulla sponda della vicina Chioggia. Nonostante le frequenti richieste (suppliche?) della cittadinanza e di molti consiglieri, ancora oggi nel 2013 non esiste un collegamento diretto tra Pellestrina e Venezia, nemmeno durante l’estate. Così, se un turista volesse farsi una passeggiata (o una nuotata) per l’isola, questo è il calvario che lo attende.

Sbarcato alla stazione Santa Lucia di Venezia o nella vicina Piazzale Roma che sia, in primis bisogna attraversare tutta la laguna fino al Lido via Canal Grande, Fondamenta Nuove o Zattere a seconda del battello preso, quindi percorrere la stragrande maggioranza dell’isola (9-10 km) in autobus, imbarcarsi nel ferry boat e giungere a S. Maria del Mare, primo avamposto di Pellestrina, passando ancora qualche minuto sul mezzo prima di raggiungere le spiagge. Ma chi, con tutti gli arenili liberi del Lido (Blue Moon in testa a 10 minuti a piedi dal piazzale S. Maria Elisabetta) si farebbe altri 45 minuti di mezzi pubblici prima di farsi un tuffo? Uno, nessuno.

Pellestrina è in una difficile fase economica. Puntare sullo sviluppo balneare potrebbe essere la chiave di volta per rilanciare l’intero settore turistico. Ma c’è di più, come spiega lo stesso Belcaro.

“Già il solo mettere in moto le  procedure di richiesta della Bandiera Blu per l’anno 2014 avrebbe il vantaggio, collaterale ma non secondario, di sollecitare l’attività delle varie articolazioni organizzative dell’Amministrazione comunale competenti nelle diverse aree funzionali coinvolte (patrimonio, ambiente, turismo, pesca, urbanistica, pianificazione strategica, lavori pubblici, mobilità, protezione civile), focalizzando la loro attenzione sulle tematiche dell’informazione ed educazione ambientale, della gestione dei rifiuti, della pulizia della spiaggia, del trattamento delle acque reflue e della connessa balneabilità delle acque del mare, dell’accessibilità della spiaggia per i disabili, della sicurezza dei bagnanti, dell’esistenza di Piani di emergenza per i casi di inquinamento o rischio per la sicurezza ambientale”.

La spiaggia di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
La spiaggia di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
La spiaggia di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
La spiaggia di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari
Il mare Adriatico visto dalla spiaggia di Pellestrina (Ve) © Luca Ferrari

venerdì 20 settembre 2013

L'arte per l'Africa

opera di Paolo de Cuarto
Imprenditoria + Arte = impegno umanitario. Succede così, nella placida isola del Lido di Venezia. Teatro di questo connubio, il Grande Albergo Ausonia & Hungaria in collaborazione con Mauro Casotto, presidente dell’associazione culturale padovana Ars Now Sernagiotto e il pittore calabrese Paolo Scozzafava, in arte Paolo De Cuarto.

Sabato 21 settembre saranno battute all’asta le 9 opere esposte (120x80, misura minima) della mostra personale Frammenti del Lido (tele simili a murales intonacati in chiave vitage), a partire dalla metà del valore di mercato.

L’intero incasso sarà interamente devoluto alla onlus padovana Amici di Adamitullo, col fine di sostenere la missione salesiana di Adamitullo (situato a 170 km da Adis Abeba) e promuovere così le iniziative di sviluppo socio-culturale dei Salesiani di Don Bosco in Etiopia, in particolare la realizzazione di una scuola secondaria.

Appuntamento al Lido di Venezia all’hotel Hungaria sabato alle h. 18.

giovedì 19 settembre 2013

Masùt da Rive seduce Cannes e New York

la famiglia Gallo
Pinot, Sauvignon, Cabernet, Merlot e ancora altre specialità. Dal goriziano ai calici protagonisti di appuntamenti esclusivi in tutto il mondo. Voce della passione Maison Masùt da Rive.

di Luca Ferrari (ferrariluca@hotmail.it),
giornalista/fotoreporter - web writer

Camper & Nicholsons, la compagnia navale di yacht e super yacht più longeva e grande al mondo, e Antiquorum, la più importante casa d’aste di orologi moderni e vintage, hanno scelto ancora una volta i vini di Masùt da Rive, la secolare azienda vinicola friulana guidata con forte dedizione e passione dalla famiglia Gallo, per deliziare gli esigenti palati dei propri ospiti più esclusivi.

vini della Maison Masùt da Rive
È  iniziata dunque al Festival de la Plaisance a Cannes, in terra francese, la stagione autunnale degli eventi di Masùt da Rive, a fianco di Camper & Nicholsons per tutta la durata della kermesse, conclusasi il 15 settembre scorso.

Dalla Costa Azzurra alla Grande Mela. In questo anticipo d’autunno, Masùt da Rive è sbarcata anche a New York, destinazione Antiquorum, che lunedì 16 settembre ha ospitato una delle tappe del tour mondiale di Only Watch, iniziativa promossa insieme all’Associazione Monegasca contro la Distrofia Muscolare e il Monaco Yacht Show per la raccolta di fondi a favore della lotta contro la distrofia muscolare di Duchenne, malattia che colpisce un 1 bimbo su 3500. 

E ancora una volta, sono stati i vini italiani di Masùt da Rive a intrattenere gli ospiti durante il party con le proprie uve più esclusive. “Collaborare a fianco di realtà uniche nel panorama del lusso come Camper & Nicholsons e Antiquorum ci rende fieri del nostro lavoro che si basa sulla costante e continua ricerca della massima qualità” ha sottolineato Fabrizio Gallo, proprietario dalla wine maison Masùt da Rive, aderente al progetto Magis per la tutela delle vigne promosso da enti di ricerca e sostenuto dalla casa farmaceutica Bayer, “La loro fiducia, rinnovata anche per questa stagione è un segnale chiaro del valore dei nostri vini che si distinguono nel panorama internazionale”.

Vinitalybio, il vino biologico certificato

ViniyalyBio
Vinitalybio è il nuovo salone specializzato dedicato ai vini biologici certificati, nato dall’accordo siglato tra Veronafiere e FederBio.

di Luca Ferrari


Una nuova manifestazione  sbarca in terra scaligera.Vinitalybio, la cui prima edizione sarà realizzata nell’ambito del 48° Vinitaly (6-9 aprile 2014). Un progetto questo, nato per valorizzare la produzione enologica certificata secondo le norme del regolamento UE n. 203/2012 sulla produzione e l’etichettatura del vino biologico, entrato in vigore l'1 agosto dell’anno scorso.

“Il progetto risponde alla logica dell’Ente di innovare continuamente i propri prodotti per adeguarli ai cambiamenti del mercato” ha spiegato Ettore Riello, presidente di Veronafiere, “Vinitalybio è una grande occasione di visibilità per le cantine biologiche italiane che rappresentano il 6,5 per cento del vigneto nazionale con 53 mila ettari coltivati, ponendo l’Italia al secondo posto per estensione a livello mondiale. L’Italia, inoltre, con una quota del 13 per cento rappresenta il terzo esportatore di vini bio negli Stati Uniti”.

“Grazie al progettoVinitalybio” ha aggiunto Paolo Carnemolla, presidente di FederBio “avremo l’opportunità di dare finalmente visibilità e voce al vino biologico certificato, che rappresenta l’unica garanzia per chi intende acquistare un vino ottenuto secondo i principi e le rigorose normative dell’UE in materia di biologico.

La sua forza è quindi proprio nella certificazione, affidata a partire dalla coltivazione delle uve e fino all’imbottigliamento a organismi terzi, espressamente autorizzati dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Questo è l’unico requisito indispensabile per partecipare alla manifestazione e sul rispetto del quale FederBio supporterà Veronafiere con apposito personale e verifiche mirate. La certificazione biologica è del resto ormai riconosciuta a livello internazionale pure fuori dall’UE, dunque è un’opportunità straordinaria anche per il vino italiano per migliorare ulteriormente il proprio posizionamento sui mercati».

"Con l’entrata in vigore nel 2012 del regolamento sulla produzione biologica anche per il vino”, ha infine spiegato Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere, “abbiamo colto l’occasione per adeguare alla normativa europea la nostra offerta fieristica, dando uno spazio distinto alle produzioni certificate. Come tutte le iniziative che mettiamo in campo per le rassegne, anche Vinitalybio è pensato per favorire il business e per questo l’accordo con FederBio prevede anche un’attività di incoming per portare a Verona buyer provenienti dai mercati più interessanti per il consumo di vini biologici, in particolare Germania, Svizzera e paesi scandinavi”.

Vinitalybio si configura come uno spazio espositivo ben identificato all’interno del padiglione 11, che ospiterà produttori italiani ed esteri. A loro disposizione tavoli d’assaggio organizzati per ospitare gli operatori interessati. Oltre agli stand, all’interno dello spazio dedicato verrà allestita un’enoteca, che metterà in degustazione tutti i vini biologici presenti a Vinitaly, allargando la possibilità di partecipazione a quelle aziende espositrici che, oltre ai vini prodotti con metodi convenzionali, propongono una linea bio”.

Verona, il VinItaly © Luca Ferrari