venerdì 30 maggio 2014

Festa della Sensa, Venezia sposa il mare

Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Venezia rinnova l'eterno legame d'amore con l'Adriatico. Dopo secoli e secoli, la festa della Sensa è ancora qui a tramandare cultura e tradizioni.

di Luca Ferrari

Memorie di antichi domini militari. Celebrazione di pace secolari. La cultura della voga alla veneta. Dagli albori del II millennio alla sempre più vivace e multiculturale atmosfera dell'età contemporanea, l'antica Repubblica Marinara di Venezia è pronta per celebrare nuove nozze con il mare Adriatico e lanciare il tradizionale anello nelle acque lagunari a bordo della Serenissima. Non potrebbe essere diversamente. È la festa della Sensa.

Questa nuova avvincente storia (ri)comincia la mattina di domenica 1 giugno 2014, con il corteo acqueo in partenza dal Bacino di San Marco, destinazione l'isola del Lido di Venezia. Le numerose imbarcazioni delle società remiere di voga alla veneta faranno da apripista alla gloriosa imbarcazione storica Serenissima. Una volta giunte nei pressi della chiesa di S. Nicolò (al Lido), prenderà vita la cerimonia dello Sposalizio del Mare mentre dirimpetto a terra il Coro Serenissima darà un saggio delle proprie doti. Ultimo atto della celebrazione, la santa messa.

Anno dopo anno la festa della Sensa si è sempre più arricchita di nuovi eventi. Restando in tema acqueo, nel pomeriggio della domenica, sul tracciato Bacino di San Marco – Riviera San Nicolò si svolgeranno tre regate. I primi a sfidarsi saranno i giovani under 25 anni su pupparini a 2 remi, quindi a seguire le donne su mascarete a 2 remi e infine le gondole a 4 remi.

Da un elemento all'altro. Dall'acqua al cielo, al Lido di Venezia è di scena fino a domenica 1 giugno la seconda edizione Festival Internazionale dell'Aquilone e dell'Arte eolica: da giovedì a sabato 31 maggio sul tratto di spiaggia Blue Moon/Hotel Des Bains, la domenica della Sensa a partire dalle h. 10 a S. Nicolò.

Due le novità in campo artistico quest'anno. Lungo la Fondamenta della Misericordia/Ormesini sabato 31 maggio (h. 17-24) ecco Fondamenta 3.0, un evento di public art nel nome delle espressioni artistiche contemporanee con tema centrale il rapporto fra Venezia e il mare. Poi ancora, un nuovo progetto di Venezia Rivelata a tema marino: reading e performance di body painting all'Arsenale di Venezia con lo scrittore Alberto Toso Fei, il musicista Mattia Corso e l'artista Elena Tagliapietra.

“...da dove si comincia nella propria vita per ascoltare i fondali e saettare tra le gocce?... il fondo di una scogliera vale quanto un frammento di cielo insolitamente ignorato … dalle estremità manuali ci rinviamo sempre più all'anima... è un giorno... è un conteggio... un innato invito alla propria e originale storia esistita tra conchiglie e sogni anteriori" l.f

Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Laguna veneziana, la Serenissima e il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Laguna veneziana, la Serenissima e il corteo della Sensa © Luca Ferrari
Lido di Venezia, il mercatino presso la chiesa di S. Nicolò © Luca Ferrari
Lido di Venezia, il mercatino presso la chiesa di S. Nicolò © Luca Ferrari
Laguna veneziana, il corteo della Sensa © Luca Ferrari

venerdì 16 maggio 2014

Inghilterra, this is my life

Windermere Lake (Lake District, UK) © Luca Ferrari
Un'infinita storia d'amore lunga già 17 anni. E oggi, in attesa del nostro decimo incontro, vi racconto la mia Inghilterra.

di Luca Ferrari

Città, centri rurali. Aeroporti. Treni. Bus. Metropolitana. Battelli. Romantici vinili e cinema multisala. Dall'imponente Tamigi al più cordiale Dee, nel Cheshire. Dall'hot-dog tardo estivo di Hyde Park alla calda atmosfera uggiosa-invernale di Liverpool. Dal verde tennistico di Southfields a quello più selvaggio del Lake District. Cara dolce Inghilterra, ho tanto da raccontare su di te e molto ancora da scoprire. Si va in scena!

Un prossimo volo andata e ritorno Monarch/Ryanair per Londra e da Manchester e per la 10° volta attraverserò la Manica, rendendo così la terra di Sua Maestà la meta straniera più battuta della mia esistenza. Sarà il clima mai troppo caldo. Sarà il feeling musicale con i vari John Lennon, Iron Maiden, Clash, Sex Pistols, Radiohead (e anche le Spice Girls... lo so, ognuno ha i suoi lati incomprensibili, questo è il mio). Sarà questo e chissà cos'altro ancora, sta di fatto che io in Inghilterra, specie quella più agreste, ci sto bene. Proprio bene.

La mia prima volta in terra d'Albione fu nel lontano settembre 1997. Partito da Venezia subito dopo aver assistito alla Mostra del Cinema alla proiezione di Year of the Horse, il documentario di Jim Jarmusch sul rocker canadese Neil Young, quando dal mio oblò aereo vidi sia la costa francese sia quella inglese, nel walkman si alternavano il punk melodico degli Offspring e lo ska-rock targato No Doubt con la bella Gwen Stefani alla voce. Poi fu un tripudio di "sporca" scuola inglese anni Settanta.

Sbarcato a Heatrow trascorsi una decina di giorni a Londra, vissuti in particolare tra le colline di Golders Green, i club rock di Camden Town, qualche incursione a Piccadilly Circus e il verde di Wimbledon. Una dimensione troppo convulsiva per un carattere più in confidenza con centri a misura d'uomo. Comunque sia, meno di un anno dopo (agosto '98) ero già pronto per il bis londinese con tanto di permesso di espatrio firmato durante il Servizio Civile, ma la salute mi fece un brutto scherzo il giorno prima di partire e tanti saluti.

Passano quattro anni e nel marzo 2002, con già il trasferimento di vita a Firenze in pole position, faccio il mio ritorno in Inghilterra. Ancora a Londra, e questa volta ci sono delle amichevoli ragioni nuziali a farmi salire sull'aereo (la prima volta con le low cost). Passa poco più di un anno e nell'estate del caldo record (2003) mi ritrovo a gironzolare sotto la casa natale di Charlie Chaplin in sandali.

La vita prende strane strade e non troppo belle. L'Inghilterra viene messa in naftalina. Dopo un periodo di fiacca però riprendo a volare. Comincio dall'India per il mio primo reportage internazionale. Si susseguono altre esperienza analoghe di lavoro in Europa ma l'Inghilterra non rientra nel mio radar. Mi ci vogliono sette anni per tornarvi. È il giugno 2010 infatti quando sbarco per la prima volta al John Lennon Airport di Liverpool, destinazione Chester.

Il tempo di capire dove mi trovi e complice il tanto stress accumulato sommato a una sudata di troppo sui campi da tennis gratuiti del capoluogo del Cheshire e sballo di brutto, ritrovandomi con brividi e quasi 39 di febbre. Addio biglietto di ritorno economico e new ticket due giorni dopo con notevole dispendio fisico e monetario.  Lo ammetto, lì per lì Chester mi dice poco.

Il lavoro però mi ci fa tornare in autunno e l'atterraggio è ancora a Liverpool. Una sosta proprio a Chester, e poi via verso il Galles. Forse la curiosità. Forse un'intuizione. L'inizio del 2011 è una rivoluzione. Decido di passare un mese a migliorare la lingua e la città prescelta è proprio lei, Chester. Parto con Easyjet e atterro a Londra Gatwick in compagnia fraterna. Resto una notte e poi mi dileguo nel nordovest inglese by train.

Il capoluogo del Cheshire sale in cattedra. Incontro e stringo amicizia con persone da tutto il mondo (Colombia, Brasile, Italia, Francia, Corea del Sud, Svizzera, Cina). Insieme a loro riesco anche a fare un bellissima escursione tra la natura del Lake District attraversando il Windermare Lake, i piccoli e caratteristici centri di Ambleside e Grasmere, fino a salire in cima un'altura della vallata del Great Langdale.

Scopro e pratico lo squash. Vivo la vita quotidiana. Come il morso di ragno muta Peter Parker in Spider-Man, così l'esperienza multiculturale di Chester mi entra dentro a tal punto che una volta rientrato in Italia, sento da subito la necessità (fisica e mentale) di ritornarci. E lo farò altre due volte nel 2011. In giugno e dicembre. Qualcuno d'altronde "continua" a chiamarmi" fratello insistendo a dire che la sua mensa è la mia mensa! Senza farmelo ripetere ne approfitto allegramente, così d'estate atterro  per la prima volta a a Manchester (Monarch Airlines) mentre d'inverno faccio scalo ad Amsterdam all'andata e al ritorno (KLM).

Dopo una simile indigestione ci vuole una pausa, ma è sempre la lingua anglofona a tracciare il sentiero. Nel 2012 la Manica l'attraverso ancora, solo che invece di atterrare a est, il mio volo ripartito da Parigi punta all'estremo ovest nordamericano per coronare il sogno di una vita intera, Seattle. Ma quando dal mio posto vedo sul quadrante dell'aereo la penisola britannica sotto di me, tra un film e qualche scritto, la mia mano fa un sereno saluto indirizzato alla piccola Chester.

Anno 2013. Il primo viaggio in alta quota dell'anno è qui. Un momento e Manchester è già che ad accogliermi. Da Londra si riparte. Lì nel mezzo, sempre lei. Chester. Il suo supermercato Tesco. I suoi pub. La sua quiete. Il suo essere a due passi dal rilassante verde gallese. La gente del posto sempre molto cordiale anche con chi non è tipically British. Un posto dove alle 4 del mattino ti "potrebbe" anche capitare d'incrociare uno sconosciuto che vedendoti salire sul ponte della stazione col trolley, si potrebbe fermare, aspettare che tu sia passato e salutarti così – good morning, sir –. Esattamente.

See you soon my sweet dear England.

 This is the life, by Amy Macdonald

Londra, il Parlamento e il Big Ben sul Tamigi © Luca Ferrari
Chester, le mura romane © Luca Ferrari
Il centro di Chester © Luca Ferrari
...appena arrivato in treno a Liverpool © Luca Ferrari
In barca sulle acque del Windermere Lake © Luca Ferrari
La natura sherwoodiana di Ambleside © Luca Ferrari
Il panorama mozzafiato del Great Langdale © Luca Ferrari

mercoledì 7 maggio 2014

Cambogia, le foto inedite di Tiziano Terzani

Cambogia © Archivio Terzani
Post-genocidio, guerra civile e ricostruzione. A Venezia sbarca la mostra In Cambogia. Fotografie dall’Archivio Tiziano Terzani.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

Scheletri e teschi ammassati. Strade devastate. Brandelli di un'umanità sgozzata nei suoi diritti più basilari. Dalla giungla un padre tiene in braccio il proprio figlioletto, avamposto di un'esistenza sopravvissuta alla mattanza più assassina. Il ritratto dello spietato dittatore Pol Pot con un X disegnata sopra. Testimonianze. Documenti. Venezia presenta la mostra “In Cambogia. Fotografie dall’Archivio Tiziano Terzani” (9 maggio – 2 giugno), a cura di Angela Staude Terzani.

L’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Giorgio Cini di Venezia dedica alla Cambogia la manifestazione di maggior prestigio della sua programmazione per l'anno 2014 proponendo un variegato percorso culturale  attraverso la fotografia, l'impegno umanitario, la storia e la musica della piccola nazione asiatica.

Venerdì 9 e sabato 10 maggio infatti, l’isola di San Giorgio Maggiore ospita la giornata di studi Ricostruire la Cambogia dopo i Khmer Rossi. L’esperienza di vita e di lavoro di Onesta Carpenè (1935-2007), per ricordare la figura della suddetta cooperante veneta impegnata nel Sud-est asiatico per quasi trent’anni.

Originaria di Col San Martino (Tv), a partire al 1966 lavorò nel mondo della cooperazione internazionale tra Vietnam, Laos e Thailandia e una volta caduto il regno dei Khmer Rossi, si spostò in Cambogia dove vi rimase dal 1980 al 2005. L’esperienza di vita e lavoro di questa indomita donna sarà dunque presentata in parallelo alla mostra fotografica In Cambogia. Fotografie dall'Archivio Tiziano Terzani e in chiusura della due giorni, lo spettacolo serale Luci e ombre del Balletto Reale cambogiano al Teatro Malibran.

Tiziano Terzani e la Cambogia. Ventisei stampe fotografiche originali, una ventina di riproduzioni da negativi, provini autentici e alcuni documenti tra dattiloscritti ed estratti stampa dell’epoca. Frammenti istantanei dell'orrore perpetrato da Pol Pot e mai troppo raccontato come i "colleghi" nazisti o sovietici.

Distruzione e ricostruzione. Oppressione e ribellione. Sangue e innocenza. Nel 1979 il Vietnam invade la Cambogia. Le maglie inossidabili della dittatura polpottiana si allentano e Terzani, inviato del settimanale tedesco Der Spiegel, nel 1980 riesce a varcare il confine. Ha inizio il tour nell'orrore. Quello che vede, narra e fotografa è indescrivibile. Ne nascerà il reportage pubblicato “Sento ancora le urla nella notte”.

Tiziano si mette in cammino. Terzani racconta. Tiziano annota. Terzani è sul campo. Di fronte a certe immagini c'è poco da riflettere. Ancora una volta l'umanità incolla il proprio coltello sull'acceleratore vomitando odio e morte su qualsiasi specchietto del presente. Ci restano gli agghiaccianti numeri del genocidio cambogiano. Ci resta la memoria. Ci restano le fotografie di Tiziano Terzani.

Cambogia © Archivio Terzani
Cambogia © Archivio Terzani
Cambogia, Pol Pot © Archivio Terzani
Cambogia, la cooperante italiana Onesta Carpenè
(a dx) il giornalista Tiziano Terzani

venerdì 2 maggio 2014

Plitvicka jezera, i laghi di Plitvice


Laghi, cascate e romantici giri in barca. Viaggio nel Parco nazionale dei laghi di Plitvice, in Croazia. Dove il paradiso non sembra mai avere fine.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – web writer

La Croazia dei laghi e delle cascate. Dei ruscelli. Delle gradazioni di verde. Del suono dell’acqua che rimbalza sulla roccia e s’intinge armoniosa sulla soffice vegetazione, e che, come un saggio Virgilio, mi accompagna in questo viaggio nel Parco nazionale dei laghi di Plitvice, svelandomi i segreti di un nuovo mondo naturale.

Salutata la graziosa cittadina di Ravanjska e la sua costa dove il fare la colazione davanti al mare è quanto di più piacevole si possa immaginare per iniziare una giornata, punto il mio radar cartaceo verso nord, prendendo l’autostrada fino a Gornja Ploca e quindi immettendomi nella statale che mi porterà diritto al Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice (Plitvicka jezera).

Girare per le strade croate è uno spettacolo. Aldilà dell’indubbia bellezza naturalistica, le strade sono punteggiate da venditori (quasi sempre donne) con minuscoli e grandi banchetti dove si vende frutta, verdura e il molto apprezzato formaggio locale. In taluni, fanno la loro comparsa anche distillati e miele.

È consigliabile fare il tragitto a stomaco pieno. Se si viaggia coi finestrini abbassati infatti, sarà impossibile evitare che la succulenta aroma del maialino di latte arrostito all’aperto dei vari ristoranti entri nelle narici e così obbligarvi a scendere e saggiare questa squisite specialità.

Le indicazioni sono perfette e tempo un paio d'ore scarse sono già dentro il teatro naturale dell’immenso parco naturale di Plitvice, Patrimonio Mondiale dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Situato fra la regione della Lika e Segna, e quella di Karlovac, nel cuore della Croazia, nel complesso montuoso di Lička Plješivica, inizia lo spettacolo di un gigantesco mondo acquatico-vegetale di 296 chilometri quadrati.

C’è una scelta di sentieri che vanno dalle due-tre ore di camminata alle sei-otto. Una sorta di trenino su ruote mi accompagna al punto di partenza. Ha inizio l’avventura. Scelgo il sentiero dei laghi e delle cascate. Peccato che un cartello indichi che non ci si possa tuffare. Gli spruzzi d’acqua che arrivano dalle colate acquee mi fanno pensare a un tentativo di seduzione (ben riuscito) di Madre Natura.

Passano pochi minuti e subito m’imbatto in soffici anatre che felici sguazzano a ridosso di piccoli e grandi laghi (scavati nella dolomia, una pietra che noi italiani conosciamo molto bene poiché formano le montagne Dolomiti), muovendo le ali. Starnazzando, e in attesa che qualche umano gli dia la merenda.

Il mondo floreale è davvero ampio. Conifere, larici, faggi, olmi, abeti. E lì nel mezzo, un cosmo pulsante animale (cervi, lupi, orsi) e vegetale. Ci sono anche gli abitanti più piccoli come le farfalle (di cui si contano sedici specie), cicale canterine e libellule. Una di loro per niente intimorita dai giganti bipedi, si poggia delicatamente su una foglia a pochi passi da me. Giusto il tempo per immortalarla e ringraziarla con un inchino.

Nell’ampio giro c’è anche immenso Lago Kozjak (lungo 2350 metri), attraversabile anche in battello, i Burgeti (tre piccoli laghi separati da barriere di Travertino), i laghi superiori (gornja jezera) e quelli inferiori (donja jezera). Un’immensa e larga arteria acquea, habitat per pesci, anfibi e uccelli. 

Lo ammetto. Per me il piatto forte sono loro. Le cascate. Come tuoni dal fresco frastuono, m’impossesso di tutta la loro azzurra potenza. Metto la testa sotto i loro flutti volanti. Mi bagno . Arrivo al Lago Galovac, il cui sentiero conduce alle cascate provenienti dai tre laghi superiori Malo, Vir e Batinovac.

Il giro sembra non finire mai. Che sia un mondo senza uscita? Credo di desiderarlo. E invece arrivo a un piccolo approdo dove un battello mi porterà dalla parte opposta del Kozjac. Lì nel mezzo,un’isoletta che saluto in attesa di farci ritorno e magari questa volta noleggiare una barca a remi e scoprire da una nuova prospettiva lo sconfinato mondo dei Laghi di Plitvice.

Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, cascata nei laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, libellula nei laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, le cascate dei laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, le cascate laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, il Parco nazionale dei laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari
Croazia, i laghi di Plitvice © Luca Ferrari