mercoledì 20 agosto 2014

Fremont (WA), centro dell'Universo

Fremont (Wa), statua di Lenin © Luca Ferrari
Viaggio sulle colline di Seattle. Nel quartiere di Fremont, centro dell’Universo, dove ha trovato casa un’imponente statua di Vladimir Lenin.

di Luca Ferrari
Le caffetterie a Downtown sono già lontane. Lo Space Needle è scomparso all’orizzonte. Scegliere tra i quartieri limitrofi della città di Seattle non è una decisione semplice, specialmente per la ricca varietà di parchi e zone verdi che la capitale dello stato di Washington mette a disposizione.

Chiacchierando con i residenti, molti di essi indicano  come meta imperdibile il quartiere di Fremont, situato lungo un braccio del canale fluviale del Lake Washington Ship Canal che collega le acque del suddetto con quelle salate dello stretto del Puget Sound.

Per chi arrivasse dal centro di Seattle, poco prima di attraversare il ponte che segna il passaggio al quartiere, c’è un eloquente cartello con la scritta “Welcome to FREMONT, Center of the Universe – Turn your watch ahead 5 minutes (trad. Benvenuti a Fremont, Centro dell’Universo – Metti l’orologio avanti di 5 minuti).

La fermata dell’autobus mi lascia poco più avanti dell'avviso. Il tempo di pochi passi e all’incrocio tra la N 36th Street e l’arteria principale che attraversa il nucleo cittadino, la Fremont Ave, trovo quello che non avrei mai immaginato d’incontrare negli Stati Uniti: una statua bronzea di Vladimir Lenin. Alta alto cinque metri e realizzata dallo scultore bulgaro Emil Venkov su commissione dell'allora governo cecoslovacco.

La caratteristica principale di questa opera fu il tentativo da parte dell’artista di non raffigurare Lenin come un filosofo o educatore come avviene nella maggioranza dei casi, ma come un rivoluzionario. La statua venne collocata a Poprad (oggi in Slovacchia) nel 1988, poco prima della Rivoluzione di Velluto che segnò la fine del Sistema Comunista in Cecoslovacchia.

A trasportarla negli Stati Uniti fu un docente d’inglese, Lewis E. Carpenter che lavorava nella suddetta città europea, e trovandola in un deposito di rottami, ne riconobbe l’alto valore artistico e così iniziò un lungo lavoro burocratico per farle varcare l’oceano, cosa che gli costò la somma di tredicimila dollari.

Nel 1995 la statua venne collocata a Seattle, nel quartiere di Fremont. Per chi fosse interessato è ancora in vendita. Lasciata la Storia, prima di partire alla scoperta dei vari pianeti verdi della cosiddetta Emerald City (Seattle), merita “una doppia attraversata” l’omonimo Fremont Bridge.

Il tempo di passare dall’altra parte e per rientrare nel cuore di Fremont e devo attendere qualche minuto. Il ponte infatti lo vedo aprirsi in due per far passare qualche alta imbarcazione. Da collega a collega, da qui mi godo la visuale del George Washington Memorial Bridge, chiamato anche Aurora Bridge, situato lungo la State Route 99 (Aurora Avenue North) tra i quartieri di Queen Anne and Fremont appunto.

Welcome to Fremont © Luca Ferrari
Fremont (Seattle, Wa) - murales © Luca Ferrari
 Seattle (Wa), Fremont Bridge © Antonietta Salvatore
 Seattle (Wa), Fremont Bridge © Antonietta Salvatore
Fremont © Luca Ferrari
Fremont (Seattle, WA) - la statua di Lenin © Luca Ferrari
Fremont (Seattle, WA) - George Washington Memorial Bridge © Luca Ferrari
Fremont (Seattle, WA) - George Washington Memorial Bridge © Luca Ferrari

giovedì 14 agosto 2014

Creta, i mulini veneziani di Lassithi

Creta, i mulini dell’altopiano di Lasithi © Luca Ferrari
Viaggio sull’altopiano di Lassithi a Creta, dove un tempo si ergevano migliaia di mulini a vento realizzati dalla Serenissima.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – content writer
Creta sudorientale. Natura selvaggia. Il mare in lontananza ancora visibile. Il fruscio del vento “filtrato” tra le poche pale dei mulini rimasti. Lassù, sull’altopiano di Lassithi. Un bacino endoreico a oltre 800 metri di altitudine sul livello del mare dove un tempo sbarcò (e operò) l’ingegneria veneziana.

Abbandonato da una pezzo il palmeto di Vai e annessa atmosfera balneare, sono di nuovo al volante in terra greca. Le strade di Creta sono piacevoli da guidare. Assenza di clacson e frenesie italiane. Indicazioni non sempre immediate ma con una buona guida (anche cartacea) sotto mano, si arriva ovunque.

La mia destinazione questa volta è uno dei punti più pittoreschi dell'isola, la piana (in quota) di Lassithi, celebre per i mulini a vento. L’altopiano si estende per cinquanta chilometri quadrati scarsi, tra il monte Selena (1599 m. s.l.m.) e il massiccio del Dicte (la cui vetta omonima più alta tocca i 2148 m s.l.m. e nel cui interno secondo la leggenda nacque Zeus, il padre degli dei).

A impiantarvi i mulini furono i Veneziani a partire dal XVI secolo. Nel ‘500 infatti Creta era parte dei domini della Serenissima. Dopo le prime battaglie di conquista e annessa distruzione della vegetazione per sfiancare la popolazione locale, emerse il problema degli approvvigionamenti. Fu così che gl'ingegneri della Repubblica Marinara ebbero l'idea di rivitalizzare l'area costruendo mulini per irrigare i campi e così reperire cibo.

Complessivamente ne furono realizzati quasi 10.000. Oggi di questi non v’è più traccia se non qualche rarissimo "esemplare", utilizzato solo ed esclusivamente per finalità turistiche.

Nel percorrere la strada costiera Stalida-Mohos-Krassi-Kera si può fare un piccolo break preso il celebre monastero di Kardiotissa. Dopo una cavalcata di ottocento metri di dislivello, ad attendermi in cima all’altopiano c’è un alto pezzo di roccia rettangolare con l’altitudine specificata (803) e un cartello sottostante a indicare che qui si può gustare il miglior cappuccino di tutta l’isola (opinabile). Oltre a ciò, un negozio pieno di souvenir variegati attende i visitatori.

E poi ovviamente ci sono loro, i mulini. Pochi, pochissimi. Ma dove la realtà muta, ci può pensare l’immaginazione e così per un attimo provo a far volare i pensieri raffigurando nella mia mente una distesa di mulini. 

Lassithi, avamposto per il mondo intero. Attaccate a un palo infatti, sono stampate le indicazioni di tutto il globo, suggerendomi da che parte dirigermi qualora volessi andare a Tokyo, Tallinn, Mosca, Bruxelles, Vilnius, Londra, Dublino, Stoccolma, etc. Prima di andare via, vedo l’indicazione per l’Homo-Sapiens Museum. Incuriosito, percorro la stradina che mi conduce all’ingresso, proprio a ridosso del mulino.

Arrivato all’ingresso e scambiato due parole con l’anziano custode, ci è voluto un attimo perché l’atmosfera inizialmente cordiale virasse in maleducato bigottismo.

Confrontatomi con la mia collega fotografa se spendere o meno gli euro richiesti per entrare in un museo dallle minuscole dimensioni, non appena ho concordato sul tornare indietro, siamo stati invitati ad andarcene in malo modo, con il sottoscritto quasi sbeffeggiato per aver “subito la decisione di una donna”.

Che dire? Io credo nella parità dei diritti e la libertà d'azione, questo arrogante cafone evidentemente no. Poco importa, guardatevi bene comunque da simili spiacevoli incontri. Riprendo il zigzagare di curve fino a ritrovare la strada principale e mi dirigo verso Retymno, sulla costa settentrionale di Creta, dinnanzi al Mar Egeo. Ma questa è un'altra storia.

Creta, i mulini dell’altopiano di Lassithi © Luca Ferrari
Creta, i mulini dell’altopiano di Lassithi © Antonietta Salvatore
Creta, i mulini dell’altopiano di Lassithi © Luca Ferrari
Creta, i mulini dell’altopiano di Lassithi © Luca Ferrari
Creta, i mulini dell’altopiano di Lassithi © Antonietta Salvatore
Creta, l’altopiano di Lassithi © Antonietta Salvatore
Creta, l’altopiano di Lassithi © Antonietta Salvatore
Creta, l’altopiano di Lassithi © Antonietta Salvatore