venerdì 25 marzo 2016

Liverpool by Yellow Submarine

Liverpool (UK), un sottomarino giallo su quattro ruote © Luca Ferrari
Viaggio a Liverpool, la città dei Fab Four. Nel silenzio quasi anomalo del capoluogo del Merseyside, un beatlesiano sottomarino giallo irrompre on the road.

di Luca Ferrari

L’arrivo è di quelli che colpisce. Se in Italia molti dei nostri aeroporti sono dedicati a naviganti/esploratori (Venezia e Firenze, Marco Polo e Amerigo Vespucci), a geniali scienziati (Roma, Leonardo Da Vinci) e in un caso tragico-speciale anche a due giudici (Palermo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino), Liverpool ha dedicato la sua stazione di volo a un musicista. Un uomo che con la sua arte e ideali di pace ha influenzato e continua a influenzare le generazioni del mondo intero. Il suo nome è John Lennon

Non solo l’insegna a caratteri cubitali. All’interno dell’aeroporto una statua ne ricorda le immortali gesta, e appena uscito quando sto aspettando di essere caricato in macchina, un divertente ed effettivo sottomarino giallo nell’ampio spazio mi mette inevitabilmente in bocca il testo dell’immortale Yellow Submarine.

Raggiunta Chester dove resto qualche giorno, alla prima domenica vissuta in Inghilterra sono già a bordo di un comodo regionale che in quaranta minuti mi porta a Liverpool, città Capitale della Cultura Europea 2008. Nello sfogliare il quotidiano Guardian scopro con sorpresa che l’omonima e celebre squadra di calcio locale è di scena ad Anfield, lo stadio dove il pubblico non smette di sostenere i propri beniamini, chiamati anche i Reds, al grido d'incitamento You'll Never Walk Alone.

Destino strano quello di Chester e Liverpool. La decadenza della prima spiegò le vele per il boom economico nel 18° secolo della seconda, quando, grazie alla realizzazione del primo bacino acqueo artificiale di tutta l'Inghilterra, la città sviluppatasi sulla foce del fiume Mersey divenne il porto principale della nazione, espandendo poi le proprie rotte commerciali (tratte di schiavi incluse) dall’Europa alle Indie Occidentali.

Senza alcuna dimestichezza delle strade e con una piantina sepolta da chissà quale libro, riesco ad arrivare a uno degli edifici più importanti della città: la chiesa anglicana di Nostra Signora e San Nicola (santo patrono dei marinai), situata vicino al Pier Head, parte del Liverpool Maritime Mercantile City, patrimonio mondiale dell’Unesco

Il suo gotico è reso ancor più minaccioso dall’alta torre. Al suo interno il luogo più importante è la Cappella di Santa Maria del Quay, realizzata nel 1257. Notevole anche una scritta commemorativa, I'll be waiting till Dick docks, riferita a una nave affondata presso la baia della città.

Poco distante entro nella Chinatown locale, la cui comunità è una delle più antiche e grandi d’Europa. L’arco, inaugurato nel 2000 in occasione dei festeggiamenti del Nuovo Anno Cinese, è un trionfo d’arte, tutto realizzato a Shangai, nonché il più grande di tipo cerimoniale realizzato fuori dalla Cina. Prima di arrivare alla Stazione Centrale Loop Line, Liverpool mi regala un’altra grande visione. Senza però mai dimenticarsi che le macchine vengono in senso opposto, dunque...

A Concert Street c’è una scultura. Reconciliation, opera  di Stephen Broadbent, inaugurata il 19 settembre 2000. In principio furono realizzate due statue identiche nelle città di Belfast (Irlanda del Nord) e Glasgow (Scozia). In seguito ne furono forgiate altrettante nel Benin, a Cotonou, e in Virginia (USA), a Richmond

Il valore di queste due ultime città unite a Liverpool è fondamentale, poiché costituisce il triangolo della tratta degli schiavi. Le tre statue vogliono simbolicamente rappresentare dei ponti tra le tre realtà anglo-africane, per superare pregiudizi razziali e separazioni economiche in scuole e comunità.

Il treno per il Cheshire mi aspetta, ma un raggio di sole a più ruote squarcia l’atmosfera nuvolosa. È un autobus turistico dalla caratteristica e unica forma beatlesiana di un sottomarino giallo. Ai turisti a bordo basta vedermi con la macchina fotografica per iniziare a salutarmi, e qualcuno addirittura si prodiga in qualche nota pop un po’ stonata che mi richiama subito alla memoria la storia di “un uomo che navigò il mare/ E mi parlò della sua vita nella terra del sottomarino fino ad imbarcarsi verso il sole [quindi verso est], fino a che ha trovato il mare verde…E abbiamo vissuto al di sotto delle onde in un sottomarino giallo”.

Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK), la chiesa di San Nicola © Luca Ferrari

Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK), l'ingresso a Chinatown © Luca Ferrari
Liverpool (UK), Chinatown © Luca Ferrari
Liverpool (UK), un sottomarini giallo compare © Luca Ferrari
Liverpool (UK) © Luca Ferrari
Liverpool (UK), la scultura Reconciliation © Luca Ferrari
Liverpool (UK), la scultura Reconciliation © Luca Ferrari

mercoledì 23 marzo 2016

Il mio sangue per AVIS Venezia

Centro Trasfusionale di Venezia, donazione sangue in corso © Federico Roiter
Tra qualche giorno potrò effettuare una nuova donazione. Adesso poi, l’Ospedale Civile di Venezia ha urgente bisogno di sangue gruppo RH 0 Positivo.

di Luca Ferrari

La mattina a stomaco semi-vuoto (niente latte per nessuna ragione). La città ancora non invasa dai turisti. Il volto simpatico degli infermieri. La musica soffusa di sottofondo. Un ago conficcato nella vena per farsi “spillare” un po’ di liquido rosso destinazione malati e bisognosi. È la “dura” vita dei donatori di sangue. È ciò che mi sto apprestando a fare per l’ennesima volta in un momento di forte richiesta da parte dell’AVIS Venezia.


Ho iniziato a donare il sangue nel maggio 2011. Il motivo? Scrissi un articolo sulla versione online del trimestrale Granviale.it che concludevo esortando chiunque a fare questo piccolo gesto di grandissima umanità. Essere il primo a fregarmene mi sembrò un autentico atto di ipocrisia così cominciai facendolo un paio di volte, poi causa anche il lavoro, abbandonai il tutto.

Mi sono ripresentato al Centro Trasfusionale dell'Ospedale Civile di Venezia quasi tre anni dopo e da allora ho fatto tutte le donazioni possibili: due nel 2014 e quattro nel 2015 (i maschi possono donare ogni tre mesi, le femmine ogni sei). Tra qualche giorno potrò dare il mio contributo per la prima volta anche nel 2016 e mai momento fu più adatto. Ieri mattina infatti ho ricevuto un'importante comunicazione da parte della sezione veneziana dell'Avis.

A causa di un numero elevato di interventi chirurgici e dunque di utilizzo di sangue infatti, la città lagunare ha urgente bisogno di donatori idonei con gruppo sanguigno RH 0 Positivo. Per informazioni si può chiamare la segretaria dell'ULSS 12 (risponde la sig.ra Anna) al numero 041-5294576 oppure seguendo la pagina Facebook dell'AVIS Venezia.

Il sangue è un liquido non sintetizzabile in laboratorio, ergo o proviene dal corpo umano o non se ne fa niente. Di norma Venezia è una città autosufficiente sul fronte sangue e lo esporta pure in altre regioni meno donatrici. In questo momento però ha bisogno lei di una mano, anzi di un braccio.

Mi piace andare a donare il sangue. Vado sempre molto presto. Alle 7,30 sono già in fase di compilazione modulo. Il personale medico poi è disponibile e simpatico. Adoro poi fare colazione (cappuccino e brioche) in ospedale con il buono gratuito che mi viene dato come “ricompensa”, sfogliandomi una rivista di cinema e sentendo il cerottone sul braccio che mi tira appena la pelle.

A molti fa impressione la cosa, rinunciando così a un gesto d’importanza vitale. Io non faccio certo eccezione. Vi dico solo che il giorno che fui obbligato a farmi fare un prelievo per verificare che avessi il morbillo non dormii la notte dall’ansia, per non parlare di quando andai a La Spezia a fare la visita di leva. Il prelievo di sangue era il mio incubo. Ma per quanto mi riguarda, l'aver paura di qualcosa non significa evitarlo, come dimostra anche il mio stranissimo rapporto col prendere un aereo.

Quando vado a donare ho una sola regola: non girarmi per nessuna ragione dalla parte dell’ago in fase di prelievo. Se mai dovessi vedere il sangue uscire dal mio braccio, credo che sverrei all'istante. Ma anche se così fosse, chi se ne frega. L’obiettivo è più importante di un po’ di giramento de capoccia! E allora fuori il braccio e la vena, e alla prossima donazione.
La grande famiglia di AVIS Venezia e i suoi donatori © Federico Roiter
... e dopo la donazione, un bel cappuccino con brioche © Luca Ferrari

venerdì 4 marzo 2016

Sila, i colori del Lago Cecita

Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Viaggio nel Parco Nazionale della Sila, in Calabria. A 1143 m s.l.m. dove il sole si riflette e rimbalza nelle acque del lago Cecita.

di Luca Ferrari, luca.goestowest@gmail.com
giornalista/fotoreporter – content writer

Dal mare alla montagna, in Calabria si sale rapidamente. Dalle coste selvagge ai boschi in quota. Lassù, sull’immenso Altopiano della Sila Grande, in provincia di Cosenza. Un’area di 150mila ettari.

Dopo una primo errare nei boschi del Parco Nazionale della Sila e qualche incontro caprino e bovino on the road nel raggiungere la meta, la Calabria più naturale rivela un altro dei suoi inestimabili tesori. Neanche ci fosse dietro il disegno di un qualche geniaccio creatore impressionista, il panorama cosentino si apre dinnanzi alle acque blu del lago di Cecita, chiamato anche Mucone.

Per sfruttare l’energia idroelettrica dei numerosi corsi d’acqua, a partire dal 1920 in Sila furono creati laghi artificiali. Fra i più importanti: l’Ariamacina, il Votturino, l’Alto Savuto, il lago Arvo, l’Ampollino e il Cecita, tutti situati a un’altitudine compresa fra i 1100 e 1500 m s.l.m.

Il lago di Cecita venne creato nel 1951 con una diga alta 55 metri e lunga 1270. Situato fra Camigliatello Silano e Longobucco (Cs), a un’altitudine di  1143 metri sul livello del mare  una capacità di oltre 120 milioni di metri cubi d'acqua arrivati direttamente da più corsi d’acqua fra cui il Mucone, il Vaccarizzi e il Cecita. Grazie a un condotto (la cui lunghezza supera il chilometro), sono alimentate le centrali elettriche di Acri e Bisignano, sempre nel cosentino.

Sulla sponda orientale del lago, il cui perimetro complessivo misura 46 km e ha una lunghezza di 7,5 km, in località Cupone (Cs) è stato creato il “Centro visitatori” con museo naturale annesso. Da qui si diramano sentieri numerati che permettono si esplorare gran parte del Parco Naturale della Sila dove è facile incontrare cervi e daini che vivono nella riserva.

Si agita la corrente. La brezza pettina l’acqua. Il sole vi splende sopra e lancia i suoi emissari luminosi a scaldare il “suolo” bagnato. Lì tutt’attorno, una ricca vegetazione di faggi e larici in particolare. C’è perfino un piccolo melo. Vien voglia di arrampicarvisi sopra e guardare di nascosto tutto il mondo umano che si avvicina.

C’è curiosità. La gente si avvicina. Da queste parti è molto praticata la pesca soprattutto in primavera e d’estate. Il lago è infatti ricco di trote (anche di dimensioni ragguardevoli), carpe, altri ciprinidi e i lesti coregoni, di non facile cattura e molto ricercati per la bontà della loro polpa.

Punto lo sguardo silenzioso tra le acque. Perso in un pensiero, e poi di nuovo mano nella mano d'una porzione d'universo. In Calabria, sulla Sila. Tra i colori del lago di Cecita.

I boschi della Sila © Luca Ferrari
Capre on the road verso la Sila © Luca Ferrari
Muccheon the road verso la Sila © Luca Ferrari

Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari
Lago Cecita (1143 m s.l.m.) © Luca Ferrari