giovedì 1 giugno 2017

L'Actv di Venezia merita più rispetto

Venezia, un vaporetto linea 1 passa sotto il ponte di Rialto © Luca Ferrari
I residenti e i loro malumori da una parte, la massa turistica dall'altra. Lì nel mezzo, l'Actv di Venezia, troppo spesso preso a mal parole per "colpe inimmaginabili". È ora di finirla!

di Luca Ferrari

Troppi turisti a Venezia? Colpa dell'Actv! Troppo stretti i battelli? Colpa del personale Actv! Troppo caldo? Ma è chiaro, colpa dell'Actv! Pontili intasati al Lido nel dopo-spiaggia? Indovinate un po', è colpa dell'Actv! L'estate è ormai arrivata con afoso anticipo e come sempre a Venezia i residenti sfogano troppo spesso i propri malumori contro il personale dell'Actv, l'Azienda del Consorzio Trasporti Veneziano, volgarmente quelli che guidano i vaporetti e fanno scendere le persone.

Ormai è una costante (un patetico luogo comune, ndr) e d'estate peggiora oltre modo. Sarebbe ora di finirla. Sarebbe ora di essere più costruttivi e supportare il personale nei momenti di sovraffollamento. Sarebbe ora che l'Actv venisse trattato con maggior rispetto. Chiedere informazioni e magari far presente un disservizio è un dovere del cittadino, la maleducazione no. Non è tollerabile.

Chiunque lavori, merita rispetto ed è da un pezzo ormai che vedo uomini, donne e giovani impiegati nella suddetta azienda prendersi parole per le motivazioni più assurde. Sfatiamo poi un mito: non è assolutamente vero che “il cliente ha sempre ragione” come avrebbe detto il “Fassbenderiano” Steve Jobs. Il cliente può avere ragione solo se si rivolge in modo garbato e rispettoso. Il singolo passeggero può permettersi di sbraitare ciò che gli pare, una persona in servizio deve comunque rispondere a un capo e a un certo contegno, talvolta (a ragione) abbandonato dopo l'ennesima aggressione verbale.

Vorrei dunque chiarire alcuni dettagli ai miei concittadini:
  • Venezia è una città turistica e come tale viene visitata da milioni di turisti. Se ritenete che la flotta vada modificata, portate le vostre proposte negli uffici preposti. È difficile che un marinaio possa cambiare le cose mentre è impegnato nel suo lavoro. D'estate i pontili del Lido sono stracolmi. La varietà di battelli però è indubbia. Diversificare il percorso è una soluzione che chiunque può fare. Per chi abitasse a Cannaregio basso o Santa Croce, il ferry boat è un'ottima e fresca alternativa
  • I turisti hanno bagagli ingombranti, è vero. I mezzi al momento utilizzati andrebbero di sicuro adeguati ma non è certo un qualcosa che chi guida un vaporetto sia in grado di fare sul momento. Mi rendo conto che è più facile scaricare le proprie frustrazioni insultando il prossimo o magari scrivendo un dotto post su Facebook ma nel mondo civile si parla, ci si confronta e si trova una soluzione
  • Il personale Actv è fin troppo educato considerati gli insulti che riceve. Non esistono persone più speciali di altre. Residenti e turisti hanno gli stessi diritti di salire di un mezzo pubblico. Se quando andate all'estero foste insultati dai locali mentre scattate l'ennesimo selfie, vi farebbe così tanto piacere? A me no. Non di meno mi chiedo: a voi piacerebbe essere presi a mal parole mentre fate il proprio lavoro? Meno che meno!
  • “L'Actv guadagna un sacco per non fare un cazzo”. Una delle frasi più banali e stupide che si senta dire in giro per la laguna. Personalmente non conosco gli stipendi del personale ma di sicuro il proprio lavoro lo fanno, e questo a prescindere dalle condizioni meteorologiche (umidità pioggia, acqua alta) e gli umori del prossimo
  • In ogni città del mondo esiste il problema del traffico, qualcosa del tutto alieno a Venezia. I ritardi possono esserci e ci sono, mi pare chiaro. Siamo esseri umani d'altronde e non robot. Se d'estate un vaporetto fa ritardo, non è per chissà quale congiura ordita ai vostri danni. Aumentando la presenza umana in città, spesso si perde più tempo a far salire a bordo e scendere le persone 
  • L'Actv non è il demonio e poi mi chiedo perché nessuno parli mai delle costanti gentilezze e attenzioni che hanno verso la popolazione. Aiutare gli anziani e le mamme con carrozzina a scendere, solo per dire le più elementari Io stesso una volta fui aiutato, riuscendo a salire per ultimo sul ferry boat all'imbarcadero del Tronchetto dopo che le tre macchine davanti a me furono fatte avanzare di pochi centimetri l'una. Quanto bastava per non farmi restare a terra. 
Si, non è sempre facile vivere a Venezia ma la soluzione non è di sicuro insultare l'Actv.

Venezia, il vaporetto linea 1 a zonzo per il Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, il vaporetto linea 1 sta per attraccare alla fermata di Rialto Mercato © Luca Ferrari 
Venezia, il motoscafo linea 4.1 a zonzo lungo il canale della Giudecca © Luca Ferrari

Venezia, il vaporetto linea 1 a zonzo per il Canal Grande © Luca Ferrari
Steve Jobs (2015, di Danny Boyle)
Venezia, il ferry boat solca la laguna passando davanti all'isola di San Giorgio © Luca Ferrari

domenica 7 maggio 2017

Smögen, le rocce davanti al Kattegat

Smögen (Svezia), il faro sull’isolotto di Hållö © Luca Ferrari
Giganteschi scogli lisci. L'immensità dello stretto del Kattegat. Natura e silenzio. A passeggio per Smögen, sul molo più lungo dell’arcipelago occidentale di Svezia.

di Luca Ferrari

Risvegliato da un più che mattutino sole accecante in quel di Klädesholmen (municipalità di Tjörn) dove vivono appena poche centinaia di abitanti, e dopo aver raggiunto la vicina e placida Skärhamn, punto il mio gps cartaceo verso una nuova meta in terra di Svezia, Smögen, un piccolo isolotto della costa occidentale della Svezia, a circa 135 km da Göteborg. Cronaca di un reportage realizzato e vissuto con Il Reporter - raccontare oltre confine.

Fin dai primi metri in autostrada (gratuita), vengo subito colpito dalla tranquillità degli svedesi al volante. Pur con i limiti a 110 km/h sulla E6 che porta a Oslo da una parte e Malmö nella direzione opposta, è raro vedere qualcuno che sfrecci, o addirittura superare. Meglio così. Il viaggio è di gran lunga più rilassante. Finito di attraversare altri freschi spazi di verde, un cartello mi dà il benvenuto nel comune di Sotenäs.

Smögen, le cui prime notizie storiche si attestano alla fine del 16° secolo ed è celebre per il suo mercato ittico, è collegata alla terraferma da un futuristico ponte. Il resto lo posso interamente affidare ai miei occhi senza quattro ruote sotto i piedi. Il tempo di spegnere il motore e sono già nel piccolo dedalo colorato che mi conduce al molo. Sospeso tra le casette in legno colorato dei pescatori e l’acqua del Kattegat, il tratto di mare tra la Svezia e la penisola danese dello Jutland,

Fin dai primi passi sembra come di stare in mezzo all’oceano. I giganteschi scogli lisci potrebbero essere il dorso di un capodoglio. La giornata di sole permette di godersi il panorama e dopo qualche minuto in cui sto saltando da una roccia all’altra, mi giro verso il centro abitato. Le case col tetto a V rovesciata mi appaiono in tutta la loro ordinata bellezza.

Una prima scalinata in pietra m’introduce sempre più all'interno di un regno dove non v’è quasi traccia di esseri umani. Solo un po’ di vegetazione con qualche fiorellino e qualche freccia bianca disegnata sopra la pietra per evitare di perdersi. Il tutto sotto l’aere salato, le correnti e le onde del mare che s’intervallano. E lì, a fianco della roccia, un comodo sentiero costruito con assi di legno in alcuni dei punti meno accessibili.

Gli scarsi rumori del villaggio sono già un ricordo e davanti a me, nell’orizzonte vicino e irraggiungibile, distinguo già la sagoma del faro sull’isolotto di Hållö, con le sue tipiche rocce granitiche rosate e l’acqua ancor più cristallina di quella che ho già sotto i miei occhi. Dovrei farmi qualche amico fra le creature marine per sbarcarci. O quanto meno, imparare a guidare una barca.

Le striature di alcuni macigni rimandano a ere metamorfiche millenarie. Arrivato in cima dei complessi rocciosi, trovo anche un salvagente che potrebbe risultare molto utile in caso di incidenti. E poco più sotto, a pochi metri dal mare, un pescatore. Solo lui, la canna e l’amo. Vorrei andare a salutarlo e parlarci ma romperei l’incantesimo. Lo osservo per qualche secondo. Sguscio via. Perso nel blu della distesa acquatica svedese.

Da Smögen al Kattegat  © Luca Ferrari
Il piccolo centro abitato di Smögen © Luca Ferrari
Smögen, mare e cielo © Luca Ferrari
Il piccolo centro abitato di Smögen © Luca Ferrari
Smögen, scorcio davanti al Mare del Nord © Luca Ferrari
Smögen, un placido pescatore © Luca Ferrari

giovedì 20 aprile 2017

Demet Kiziltas, i colori della sensorialità luminosa

Venezia © Demet Kiziltas
Pochi semplici colori pennellati su due città senza tempo, Venezia e Istanbul. Venerdì 21 aprile in laguna si svolgerà una piccola mostra artista turca Demet Kiziltas.

di Luca Ferrari

“La corporeità dei dipinti è interamente surrogata dalle interazioni di linee energetiche che trascendono la forma e diventano espressione della vita che pulsa nel macrocosmo, quindi una ricerca dell’infinito e il significato di essere”. Scrive così il prof. Pino Tartaglia sui lavori dell'artista di origine turca Demet Kiziltas, da anni ormai residente in Italia, a Napoli, ma con una profonda passione pittorica per la città di Venezia. Ed è proprio qui, nella città lagunare, che venerdì 21 aprile (h. 18-22) si è svolta una sua piccola esposizione, in Fondamenta de la Pasina, nel sestiere di San Polo.

Un talento precoce e innato quello di Demet, iniziando a cimentarsi a soli due anni con la tecnica dell'acquerello. I passi successivi sono la laurea in Architettura d’Interni & Industrial Design presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università di Marmara (Turchia), quindi il trasferimento nel Bel paese dove inizia a studiare lingua e letteratura italiana presso l’Università Cattolica di Milano. Oggi Demet Kiziltas è un architetto, industrial designer e specialista in arte grafica. Parla correntemetre cinque lingue e tra i suoi vari impegni lavorativi, è responsabile per le attività culturali dell'International Women's Club of Naples e ricopre l'incarico di Design & Specialista in Arte Grafica presso il JFC Command Naples.

Ovviamente Demet è molto concentrata anche sulla propria arte. Il suo percorso espositivo è iniziato nel lontano 1989 sul tema delle "Dimore storiche dell'Anatolia", a Napoli e via via poi a Praiano, Caserta, Roma, Barcellona, Istanbul quindi nel 2011 il primo sbarco in laguna con “Le cupole – Istanbul & Venezia”, svoltasi a Ca' Zanardi, nell'ambito della Biennale di Venezia. Tra i molti eventi successivi, anche la Mostra di Arte Contemporanea Internazionale IRIDESANS al Palazzo delle Prigioni dedicata alle città di Venezia e Istanbul.

Delle opere (olio su tela) qui raffigurate, alcune delle quali in visione anche nel suddetto evento veneziano, il prof. Tartaglia ha scritto: "Una dimensione emozionale ed energetica che suscita inquietudini, fascino, sensazioni arcaiche e struggenti. Attraverso le sue opere Demet ci propone un aspetto particolare dell’incontro come arte del vivere. Una sensorialità luminosa e aperta che sprizza dalla sua opera con un senso. un invito che esplicitamente ci propone: violare il limite del conosciuto e del visibile per aprire un varco interiore dell’anima verso due direzioni, lo sconosciuto dentro noi e la dimensione dell’anima collettiva fuori di noi".

Molti i riconoscimenti ricevuti, a cominciare dal 1° premio del concorso Pittori Impressionisti nella culla di questa arte pittorica, ossia Parigi, e assai numerosi quelli ottenuti nella Serenissima primo dei quali il Premio  Leone di San Marco Internationalrt in Venice (2013) nell'ambito della Biennale di Venezia, Italia e appena due anni dopo il Premio di Marco Polo d'ambasciatore d'arte. Cinque addirittura i premi conquistati l'anno passato: Artista dell'anno consegnatogli dal celeberrimo critico d'arte Vittorio Sgarbi a Palermo, quindi il premio Canaletto in occasione della 1° Biennale Riviera del Brenta, il premio Venezia in Arte – Casanova, il Premio d'Arte Internazionale  "Contemporanei nella città degli UFFIZI 2016" e il Premio d'Arte Internazionale Galileo Galilei di Pisa.

Colori freddi, glaciali. Pennellate calde, rassicuranti. Sfumati. Ombre. Sovrapposizioni. Demet Kiziltas entra nell'anima delle città raffigurate, Venezia e Istanbul. Le sagome della Moschea Blu da una parte, quelle della Basilica di San Marco e San Giorgio avvicinano l'essere umano a se stesso. Non ci sono intermediari divini. L'artista ha davanti a sé il mondo ed è pronta ad ascoltarlo, con il cuore e l'anima fra le dita. I suoi dipinti sono proprio questo. Pensieri pulsanti. Figli legittimi di sentimenti condivisibili. Orme nella notte a diretto contatto col sole del proprio essere.

Per contattare direttamente l'artista: Demet Kiziltas,081-721 3788, +39 342 109 1778 (Italia); +90 921360 (Turchia); demetkiziltas@gmail.com, deartconcept@gmail.com

Venezia © Demet Kiziltas 
Venezia © Demet Kiziltas
Istanbul © Demet Kiziltas
Istanbul © Demet Kiziltas 
Venezia © Demet Kiziltas
Venezia © Demet Kiziltas
Istanbul © Demet Kiziltas 
Venezia © Demet Kiziltas 
Venezia © Demet Kiziltas

lunedì 3 aprile 2017

Turisti a Venezia, siete sempre i benvenuti!

Venezia, turisti in relax sul ponte di Rialto © Luca Ferrari
La lezione dell'accoglienza naturale a Seattle. L'esperienza di travel reporter in giro per il mondo. Oggi fare customer assistance online nella mia Venezia è (quasi) una missione.

di Luca Ferrari

Sorridenti. Spensierati. Numerosi. Invidiati (eh si, loro sono in vacanza! ndr). Troppo spesso criticati e mal sopportati dai residenti. Decisamente ingombranti, certo, ma che si può fare? Siamo a Venezia, di sicuro non la città più larga del mondo ma io da qui non me ne andrei mai, e se per viverci devo imparare a convivere con le masse, me ne farò una ragione. In caso contrario c'è sempre la terraferma che mi aspetta. Io resto qua, e voglio fare della mia professione il miglior benvenuto possibile per voi tutti da ogni dove.

“Non dovrà avere bisogno di niente. Non dovrà avere bisogno di cercare nulla. Io voglio che un turista non debba neanche accenderlo il proprio smartphone una volta arrivato a Venezia”. Da quando ho cominciato a occuparmi di customer assistance online in ambito turistico, giorno dopo giorno ho sempre più affinato la mia modalità di risposta fornendo al futuro visitatore tutta una serie di informazioni tali da non dover fargli sprecare neanche un secondo in più sulla rete, mappa o guida che sia. Ma questo è solo il secondo step.

Il mio primo passo infatti nasce dall'esperienza quotidiana di veneziano a contatto coi turisti. Un approccio molto cambiato nel corso degli anni, abbandonando del tutto la classica e provincialotta insofferenza, nato molte miglia lontane. Tutto cominciò nel giugno 2012 a Seattle (USA), dove mi trovavo un po' per vacanza e un po' a caccia di reportage. Una città davvero affascinante, verdissima e ancor di più accogliente, più canadese che americana di mentalità. Una città dove "disponibilità dei cittadini e le forze dell'ordine locali" è la parola d'ordine. Sempre prodighi a farsi avanti per chiedermi se avessi bisogno di aiuto ogni qual volta agitassi una inequivocabile cartina turistica.

Tutti conosciamo i problemi di Venezia così come la massa turistica che vi si riversa ogni giorno. Rientrato dagli Stati Uniti però, qualcosa era scattato. Essere lì, a migliaia di chilometri di distanza e sentirmi così ben accolto, ha cominciato a farmi guardare il "mio turista" in modo del tutto diverso. Occupandomi d'altro, in principio quando vedevo sguardi persi nel nulla o in Google Maps che spesso e volentieri fra calli & campielli fa cilecca, mi toglievo le cuffie puntando loro con scritto in viso “se avete bisogno, chiedete pure. Mi fa piacere aiutarvi”.

Negli anni successivi mi sono sempre più avvicinato alla professione di customer assistance online, e lo ammetto, anche se nessuno mi dice grazie personalmente, vedere che le persone riescono a orientarsi grazie a un essere umano e non un'applicazione, mi da una soddisfazione incredibile. Sfruttando inoltre la mia vasta esperienza di reporter di viaggi, so bene di cosa una persona abbia bisogno appena sbarcato all'aeroporto o stazione che sia. O comunque mi informo subito al riguardo, fornendogli tutte le informazioni possibili e immaginabili (foto, orari, prezzi e link inclusi) senza che sia lui/lei a cercare.

Ovunque sia andato, confesso che la mia prima sensazione sbarcato dall'aereo sia sempre la medesima. Smarrimento e voglia di arrivare il prima possibile a destinazione. È vero, c'è la rete, ma non sempre si trova ciò che si vuole e di sicuro un autoctono saprebbe darmi informazioni molto più esaustive. Un piccolo esempio. Per i tanti turisti che arrivano a Venezia col treno smontando in stazione S. Lucia, per evitare le classiche code alla biglietteria, è possibile  entrare nella pratica edicola della stazione, davanti ai binari 1-2. Lì si possono comprare i biglietti singoli e/o i pass giornalieri da 24 h. 48, 72 ore o settimanale.

Venezia è una città dove anche Google Maps si perde, ecco perché ritengono fondamentale e doveroso fornire il maggior numero di informazioni il più minuzioso possibile, inclusi:
  • orari supermarket & farmacie
  • costi diversificati vaporetti
  • suggerimenti per ristoranti/ caffè/ pasticcerie 
  • luoghi da visitare
  • disponibilità a prenotare ristoranti tipici veneziani e/o taxi, gondola tour
  • parcheggi con indicazioni dettagliatissime
  • informazioni spiagge libere e a pagamento al Lido di Venezia
  • verifica se durante la permanenza vi siano eventi tra cui:
Dei tanti sistemi sperimentati, emailWhatsapp sono i migliori in assoluto. Pratici e immediati. consentono di inviare qualsiasi cosa. In particolare il secondo assicura una vicinanza fisica tale da far sentire il turista davvero considerato privatamente e non parte di un ingranaggio mangia-soldi. Una volta, mentre dei turisti stavano arrivando in macchina, gli mandai immagini (foto scattate dal sottoscritto) dettagliate su dove parcheggiare. Ecco, a Venezia non ci sono solo quelli limitrofi a piazzale Roma (non esattamente economici). Appena prima del ponte della Libertà c'è un parcheggio a soli 4,5 euro ogni 24 ore (non al giorno, ma ogni ventiquattro ore) distante due sole fermate di autobus a piazzale Roma.

Tutto questo non è solo lavoro o meglio, può esserlo. Per quanto mi riguarda c'è qualcosa di molto più profondo, è ormai quasi una missione. Un dono di mentalità che mi ha regalato una città all'estremo nord-ovest statunitense. Altri tre punti fondamentali della mia personalità completano il mio quadro di approccio: empatia, adoro parlare/scrivere in inglese e sono un devoto seguace del risparmiatore Paperon de' Paperoni, riuscendo a trovare e proporre soluzioni economiche di viaggio e/o desinare, facendo così sempre la gioia di quei turisti dal portafogli non così largo.

Venezia è una città meravigliosa e come tale viene visitata da milioni di persone ogni anno. Finché il turista si comporterà in modo rispettoso, è un dovere dei cittadini essere ospitali e farli sentire il più benvoluti possibile. In vacanza siamo tutti più felici e rilassati. Stare in un posto lontano da casa sentendosi ben accolti è una sensazione speciale che ti spinge a vivere la città ancora di più e magari tornarci il prima possibile. La città di Seattle, così come l'intero Canada, sono state tutto questo per me e non c'è giorno che non desideri tornarci.

La mia speranza è che che anche col mio contributo Venezia sia questo per tutti voi. Per info e/ collaborazioni: Luca Ferrari (profilo LinkedIn): luca.goestowest@gmail.com

Venezia, turisti in gondola sul Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, i binari della stazione Santa Lucia © Luca Ferrari
Tessera (Ve), le indicazioni dall'aeroporto per la darsena dove prendere Alilaguna o taxi acqueo © Luca Ferrari
Venezia, un Alilaguna attraversa il Canal Grande zeppo di turisti © Luca Ferrari 
Venezia, un vaporetto-linea 1 si sta per staccare dalla stazione alla conquista del Canal Grande © Luca Ferrari
Venezia, il ponte di Rialto © Luca Ferrari
Venezia (Giardini), l'invasione della Biennale di Arti Visive © Luca Ferrari
Venezia, una delle specialità veneziane: la frittura (di pesce) mista © Luca Ferrari
Venezia, l'impareggiabile panoramica dal palazzo del Fondaco dei di Tedeschi © Luca Ferrari
Venezia, le luci dell'alba sulla laguna © Luca Ferrari

mercoledì 15 febbraio 2017

Canada nel cuore, Canada dell'anima

Canada - Parco Nazionale di Greenwich (PEI)© Luca Ferrari
Luogo dell'anima. Meta per anime semplici, innamorate dei mondi e dai cuori tonanti. Viaggio nel Canada orientale, dMontreal alla Prince Edwards Island

di 
Luca Ferrari

Il verde più sconfinato. Le città e i piccoli centri a misura d'uomo, ed emozione. L'azzurro profondo dei mari. Le strad(on)e semi-deserte. Le sontuose colazioni a base di pancake e sciroppo d'acero. Tutti hanno un luogo dell'animail mio è sempre stato ed è tutt'ora il Canada, di cui oggi, 15 febbraio, si celebra il compleanno della bandiera e il prossimo 1 luglio si celebrerà il 150° anniversario della sua indipendenza. Dopo una prima esperienza a Vancouver (British Columbia) tra i totem dello Stanley Park e la cultura orientale del giardino Ming, questa volta il viaggio è tutto on the road. Tra un appunto e una recensione per Tripadvisor, attraversando le province orientali del Quebec, New Brunswick, Nuova Scozia e Prince Edward Island.

Il viaggio in terra canadese ha inizio sopra le nuvole a bordo della più economica compagnia di bandiera AirTransat che mi ha accompagnato senza scali intermedi dall'aeroporto Marco Polo di Venezia Pierre Elliott Trudeau di Montreal. Poco amante delle metropoli, resto nella città più importante della provincia del Quebec una sola notte, soggiornando all'ostello Le Gite Plauteau-Mont Royal. Un posto davvero amichevole e singolare dove il personale di servizio prepara i pancake la mattina e in cambio devi solo lavare i piatti.

Noleggiata un'autovettura, sebbene non sia propriamente un asso al volante, scopro un impensabile piacere a guidare per le ampie e sicure strade del Canada i cui automobilisti, oltre a essere disciplinati e senza chissà quale smania di vincere un invisibile Gran Premio, in pratica ignorano l'uso del clacson. Miglio dopo miglio (senza alcun casello cui versare l'obolo), incontro numerosi e grandiosi (anche in fatto di dimensioni) cartelli che avvisano del possibile attraversamento di alci. Necessario dunque procedere con prudenza (sotto i 100 km/h), in particolare di notte.

Lasciatomi alle spalle il Quebec, con l'arrivo nella provincia del New Brunswick vengo puntuale accolto da un centro informazioni, una realtà questa ovunque nel Canada e davvero molto utile. Un piccolo pit-stop e via, destinazioni le cascate di Grand Falls Gorge. Panorama roccioso dove alcuni arditi senza evidenti problemi di vertigini si lanciano nel vuoto ben agganciati a un cavo mobile. Arrivato in ora di pranzo, mi viene suggerito di sperimentare il vicino Pizza Boy, locale che a dispetto del nome prevede un'ampia varietà di pasti. Un locale che ha molto da insegnare sul fronte del marketing.

Il viaggio prosegue fino a sera inoltrata. Parcheggiata la macchina nella piccola località di Alma, scopro che il mio orologio è un'ora indietro (dicasi differente fuso orario, ndr). Oltre a ciò faccio anche un'altra (amara) scoperta: i ristoranti canadesi, specie quelli fuori dai grandi centri abitati, chiudono presto (20-20,30). Inevitabile dunque che resti a stomaco vuoto (cosa che avverrà in altre tre occasioni durante il viaggio). Il sonno ha la meglio e dunque non penso troppo all'appetito ma l'indomani mi rifaccio alla grande con una sontuosa colazioni a base di waffle all'Octopus Garden Cafè.

Sono arrivato ad Alma per una ragione: il Fundy National Park. Prima di partire alla scoperta di Madre Natura, appurato che passerò una giornata intera all'aria aperta senza trovare l'ombra di un mini-marker o simili, faccio una sosta da Kelly's Bakery per le necessarie provviste (dicasi panini da escursioni), dopodiché abbandono la civiltà per fare il mio ingresso in un mondo fatto di sentieri, ruscelli, boschi e l'incredibile spettacolo delle maree.

Resto due notti poi la strada mi richiama, anzi, non proprio. Non è pensabile di venire nel New Brunswick senza recarsi ad ammirare lo spettacolo roccioso di Hopewell Rocks. Tempo ballerino e ancora la natura a fare da indiscussa e sontuosa regina. Formazioni rocciose nate dall'erosione alte decine di metri, visitabili anche in kayak qualora l'alta marea si presenti (spesso). E dopo tanto camminare, una visita al museo interno e qualche acquisto nello store, è tempo di rifocillarsi a base di lobster-burger all'High Tide Cafe,

Sulla utile guida Routard la copertina del Canada è dedicata al faro di Peggy's Cove, in Nuova Scozia. Stringo quel prezioso libro tra le mani quando arrivo al suo cospetto in una giornata più ventosa che mai. Lì, davanti alle onde dell'Atlantico, è un viavai continuo di turisti da tutto il mondo ma molto meno chiassoso di come si potrebbe immaginare. Massi giganti e piatti, levigati dalla devastante potenza del mare e del vento.

La strada per la Prince Edward Island è ancora lunga e in Nuova Scozia c'è ancora molto da visitare. Dopo una sontuosa colazione a base (ovviamente) di ottimi 
pancake al Restaurant Evangeline di Cheticamp, abbandono la terra per vivere l'esperienza del whale-watching (avvistamenti di balene) e quindi fare il mio ingresso nella Cape Breton Island (collegata alla terraferma) e ancor di più guidando lungo la mitica Cabot Trail, il cui nome si ricollega a Giovanni Caboto, primo esploratore ad aver raggiunto le coste del Canada, e molto legato alla città di Venezia.

E adesso tocca lei, l'ultima e lontana tappa di questa due settimane canadesi. La Prince Edward Island. Un'isola raggiunta in principio a bordo di un gigante ferry-boat e al ritorno attraverso il lungo ponte di collegamento (si paga solo al ritorno). Complice una giornata un po' altalenante, il primo impatto con Charlottetown non è dei migliori ma è solo un abbaglio. Già al calar delle luci, passeggiando lungo la baia al tramonto, la magia prende il sopravvento.

Dopo una visita alla St. Duncan's Basilica, abbandono provvisoriamente la città destinazione il magico mondo di Anna dai capelli rossi, lì dove la scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery (1874-1942) ambientò i romanzi di Anne of Green Gables, a Cavendish. A riguardare lo storico cartone animato si ritrova tutto: il sentiero, la casa, il ruscello. Un viaggio tra fantasia, storia e realtà con tanto di libreria e ufficio postale. Un posto dove neanche un imprevisto acquazzone è stato capace capace di minarne la lunga visita.

L'isola del Principe Edoardo è un'autentica oasi a cielo aperto. Posso dire in tutta onestà di aver raggiunto l'estasi pura una volta entrato nel Dunes National Park di Greenwich, porzione del Parco Nazionale di PEI, tra mare, vegetazione e dune sabbiose. Qui ho corso il miglior jogging della mia vita e sarei potuto andare avanti per ore, per di più senza incontrare anima viva. Qui ho cantato a squarciagola le parole di David Lee Roth che scandiva: This must be just like livin' in paradise/ And I don't wanna go home... e ancora oggi, a distanza di mesi, vi sogno un ritorno in questo autentico paradiso naturale.

Passo dopo passo, sale l'appetito e lì, nel mezzo del nulla (verde), ecco spuntare il Lin's Take Out. Il classico chioschetto da spiaggia con una scelta non da poco. Se la colazione canadese è di proprietà dei pancake, a pranzo (o cena) l'hambruger di aragosta è una pietanza più che consigliata. Questo locale non solo si è rivelato molto pratico, facendomi restanre all'interno del parco, ma ha consentito di mettermi al riparo dal sole battente e gustare un panino davvero cucinato bene.

Mi si spezza il cuore ad abbandonare Cavendish e un imprevisto (il migliore del mondo) mi riporta a Charlottetown, facendomi prima accomodare alla tavola del Dave's Lobster e poco dopo nella vicina Bonshaw, ritrovandomi al centro dell'Argyle Shore Provincial Park. Un luogo dolcemente umano, direttamente affacciato sullo stretto di Northumberland, dove può perfino capitare d'incontrare due stranieri che si sposano con una cerimonia semplice e vedere una giovane mamma raccogliere fragole di campo per la sua dolce figlioletta.

Prima di abbandonare la PEI, mi godo un ultimo pasto al Landmark Cafe. I ricordi si fanno sempre maggiori. La musica del cantautore canadese Neil Young che mi ha accompagnato per tutto il viaggio si fa sempre più malinconica. Inizia la lunghissima strada del ritorno. Ogni miglio lasciato inghiottire dallo specchietto retrovisore è una lacrima talvolta trattenuta, talvolta in libera uscita. Prima di fare capolino a Montreal, dormo la mia ultima notte nella quiete dell'accogliente Gite De La Maison Canadienne. Poi è ancora e solo strada fino allo "scontro col traffico" metropolitano.

Per uno strano scherzo del destino, mi ritrovo un'ultima volta dentro la macchina anche dopo averla consegnata. Non faccio tempo a rimettere le mani sul volante che l'istinto sarebbe quello di fare inversione di marcia e uscire dalla città, puntando di nuovo verso est, o magari verso l'ovest, comunque restando qui, in Canada. Per sempre. Così ovviamente non è stato e in Italia alla fine sono dovuto tornare ma non è certo stato un addio, semmai un arrivederci. Si, la mia storia col Canada è appena iniziata e chissà che in un futuro...


Aeroporto Marco Polo (Ve), in partenza per Montreal con l'AirTransat © Luca Ferrari 
Canada - on the road su 4 ruote tra dal Quebec al New Brumswick © Luca Ferrari 
Niente web, il navigatore è cartaceo-umano © Luca Ferrari 
Grand Falls (New Brunswick - Canada) - indomiti si lanciano (agganciati) nel vuoto © Luca Ferrari
New Brunswick (Canada) le maree del Fundy National Park © Luca Ferrari
New Brunswick (Canada), le formazioni rocciose di Hopewell Rocks © Luca Ferrari
Il faro di Peggys Cove (Nuova Scozia, Canada) © Luca Ferrari
Cheticamp (Nuova Scozia - Canada), una superba colazione a base di pancake © Luca Ferrari
Cape Preton Island (Canda), lungo la Cabot Trail © Luca Ferrari
La cattedrale di Charlottetown © Luca Ferrari
Cavendish (PEI), la casa di Anna dai capelli rossi a Green Gables © Luca Ferrari
Un sontuoso lobester-burger divorato sulla Prince Edward Island © Luca Ferrari 
PEI, la spettacolare costa dell'Argyle Shore Privincial Park © Luca Ferrari 
PEI, l'immensità del Parco Nazionele © Luca Ferrari