giovedì 13 ottobre 2016

Chianti, la dolce sosta del pellegrino

Il cuore arboreo del Chianti senese © Luca Ferrari
Viaggio nel cuore del Chianti senese, tra Monteriggioni e Castellina. Una terra gentile dove i pellegrini si ristorano coi sapori veraci e gli artisti del vivere quotidiano scrivono le pagine del proprio destino.

di Luca Ferrari

Natura. Sapori autentici. Vecchi e nuovi legami riuniti insieme. Coincidenze umane in capo al mondo germogliano novelle. Sono arrivato per la prima volta nel Chianti senese 15 anni or sono e ancora oggi, ogni volta che lo devo ri-abbandonare, è sempre più difficile. Nell’ultimo decennio poi è diventato un luogo dove sostare e riposarsi, lasciandomi ammirare il (quasi) sempre cielo stellato. Una terra sbocciata per i legami umani. Un luogo dove il recente passato non è che una piccola pagina di un futuro ancora lungo da vivere, e soprattutto condividere. 

Ormai è quasi un rito. Arrivare in Chianti il venerdì sera e l'indomani appena sveglio salire a bordo del mio destriero metallico a quattro ruote guidando con la musica rock fino a raggiungere Castellina Scalo per comprare il necessario per una degna colazione da consumare poi nella quiete domestica. Meta prediletta, l'alimentari L’Antica bottega La sosta del pellegrino. Un posto dai sapori veraci. Un avamposto "bianconigliesco" dove l’instancabile signora Mariagrazia sforna dolcezze e piatti veraci utilizzando gli ingredienti più genuini. Una donna capace perfino, su richiesta, di preparare dolci davvero unici e originali. Per i successivi pasti, la Bottega de l'Abate sull'omonima strada, e la tavola del poeta-macellaio Dario Cecchini, sono senza alcun dubbio i miei posti prediletti.  

Castellina, Monteriggioni, Panzano. Un po' il triangolo d'oro del mio vivere il Chianti. Tra le note di Neil Young, la colonna sonora del film Into the Wild e i sempre adrenalinici accordi dei Van Halen, questa terra è molto di più di una semplice meta. È un passaggio temporale. Una rotonda senza incroci né bivi. Ci sono appena tornato e avrei bisogno di fermarmi per molto più tempo. Sono appena tornato nel Chianti senese e sento di avere ancora molto da confidargli. Non mi accade più così spesso o forse non sono in vena di fare troppi regali ai destini abusati. Oggi semplicemente voglio restare ad ammirare…


...IL BIANCO DELLE FOGLIE PIÙ SOFFICI

Prospettive d’acero, sentieri puntellati
di fermagli più aromaticamente oceanici
… vi hanno mai spiegato
il perché ce ne dobbiamo sempre andare?
Anche quando qualcuno
si sporgerà troppo per vedere
dentro il fragile e inflazionato steccato,
il mondo non entrerà mai
nei dettagli… ci penso
un momento, poi il sole si allontana… chi
non vorrebbe davvero fermare
il tempo e incanalare
le proprie ambizioni dentro
un semplice augurio in perfetta sintonia
con le viti ancora gravide
di futuro... non ci sono salite
sufficienti perché
il rimpianto di un minivan
possa lasciarmi
con la sensazione di aver percorso
meno strada
rispetto a quanto avrei anche solo mai
immaginato… siete testimoni
di quanto è accaduto lontano,
una temporanea tribù contadina
dalle imperiture fattezze umane
con l’anima ancora consegnata
a indicazioni invisibili… fare
marcia indietro
con la propria memoria
è un viaggio con lo stesso campo
di atterraggio … da qui non vedo
aquiloni, solo qualche ritardataria
stella cadente, e adesso non saprei
più trovare la via del mare
in questa inedita posizione
in mezzo a tutti voi… ho lasciato
le mani nascoste dentro la terra
per un tempo sufficiente
per ricordarmi
l’alba di ciascuno di noi… e
ora sotto ogni fitto scampolo
abbiamo iniziato a giocare
nei rovi… annaspando, si
mormorava… è certo che sia stanco
ma non smetterò proprio ora
                                  (Monteriggioni-Castellina in Chianti [Si], 8-9 Ottobre ’16)

Humans Being, performance by Van Halen:
una delle mie canzoni preferite da ascoltare in Chianti la mattina on the road

Nel cuore del Chianti senese tra Monteriggioni e Castellina in Chianti © Luca Ferrari
Un melograno del Chianti © Luca Ferrari
Il verde panorama del Chianti senese © Luca Ferrari
Castellina Scalo (Si), l'ingresso de L’Antica bottega La sosta del pellegrino © Luca Ferrari
Una sontuosa torta Chianti-canadese © Luca Ferrari
... è quasi ora di cena a Castellina in Chianti © Luca Ferrari
La verde generazione e campagna del Chianti senese © Luca Ferrari
Il sole tramonta nel cuore del Chianti senese © Luca Ferrari
Pici cacio e pepe, pappa al pomodoro: due delle specialità della Bottega dell'Abate © Luca Ferrari
Al calar delle luci nel Chianti senese © Luca Ferrari

venerdì 12 agosto 2016

Malga Fane, la magia della Festa del Latte

La fresca magia della Festa del Latte
Viaggio nel mondo del latte, nell’omonima e celeberrima Festa altoatesina giunta quest’anno alla VI edizione. Appuntamento a Malga Fane (Bz) sabato 27 e domenica 28 agosto.


Montagne. I muggiti delle mucche. Il verde dei pascoli. Uno scenario che anche solo immaginarlo trasmette pace e spensieratezza con vista sulla propria infanzia. Dall'idea alla vita vera, quella della Festa del Latte che avrà luogo sabato 27 e domenica 28 agosto nell’incantevole cornice della Malga Fane, frazione di Rio di Pusteria, un villaggio alpino  idilliaco e unico nel suo genere che porta a perdersi tra montagne suggestive, baite, fienili, rifugi e la piccola chiesetta.

Con cadenza biennale, la Festa del Latte è ormai un appuntamento immancabile per l’estate altoatesina ma soprattutto è l’occasione per grandi e piccini di immergersi nei segreti di questo prezioso alimento e dei suoi derivati, quali burro, formaggio, yogurt e mozzarella. E così si scopre che quella che arriva sulle nostre tavole è la passione del lavoro di 5000 contadini che puntuali ogni giorno consegnano il latte fresco alle latterie cooperative per la lavorazione.

Una festa per tutti in cui si può imparare divertendosi a passeggiare lungo la Via Lattea - il sentiero informativo che racconta la lunga tradizione della lavorazione del latte, partecipando alle attività, ai laboratori e ai giochi organizzati. E per deliziare anche il palato, tanti piatti tipici a base di latte e un ‘milk bar’ specializzato in frullati e specialità allo yogurt per tutti i gusti.

Questo il programma.
Sabato 27.08.2016 | 10:00 – 18:00

10:00 Inizio festa: gruppi musicali e di ballo* e fiabe sul latte
10:00 - 17:00 Olimpiadi del latte per adulti e bambini
10:00 - 18:00 Giochi e lavoretti sul latte per bambini
13:00 Inaugurazione ufficiale

*Gruppi musicali e di ballo: “Tanzlmusig” Nova Ponente, “Volksmusikanten” di Fié, “I Du und Er” , “Die Haderkrainer” , “Tanzlmusig” San Genesio, Robert e Kurt,
“Garner Schuhplattler” , “Goaslschneller” di Castelrotto, “Alphornbläser” di Renon, ed altri.

Domenica 28.08.2016 | 10:00 – 18:00

10:00 Inizio festa: gruppi musicali e di ballo* e fiabe sul latte
10:30 Santa Messa
12:00 - 17:00 Olimpiadi del latte per adulti e bambini
10:00 - 18:00 Giochi e lavoretti sul latte per bambini

*Gruppi musicali e di ballo: il coro maschile Valles, la “Junge Böhmische” di San Paolo, i “Volksmusikanten” di Fié, “Die 3 luschtign 4”, “Junge Schuhplattler” Val di Funes, “Die Klausner”, ed altri.

Malga Fane (Bz) - la Festa del Latte

mercoledì 13 luglio 2016

Pancake, breakfast in Canada

La colazione coi pancake e sciroppo d'acero a Cheticamp (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
Dal Quebec a Prince Edward Island passando per la Nuova Scozia. Lì nel (grande) mezzo del Canada, per la gioia del mio palato, le tante colazioni a base di pancake e sciroppo d’acero.


Soffici. Grandi. Maestosi. Accompagnati dal classico caffè lungo con aggiunta di latte. Loro sono i pancake, la colazione canadese per eccellenza. Qualcosa che ho saggiato a più riprese nel mio recente viaggio tra le province del Quebec, New Brunswick, Nuova Scozia e Prince Edward Island. È vero, in qualche occasione li ho traditi per i waffel e un po’ di sano pane tostato con l’onnipresente burro e marmellata, ma solo perché non erano presenti nei menù. Il mio viaggio in Canada non sarebbe mai potuto essere lo stesso senza il sapore dei pancake.

Li ho assaggiati la prima volta a Londra e fu amore a prima vista, esattamente come l’incontro (a distanza) con il Canada. Incamerata la mia prima breve esperienza in quella terra lontana, sponda occidentale (Vancouver), tornai a casa con una riserva considerevole di sciroppo d’acero. Da allora ho continuato a prepararli e quando dal continente una “MaryPoppinsiana” ospite ci viene a trovare, lei sa bene che senza un’ampolla di quel magico liquido non varcherebbe mai la soglia di casa. Tutto ciò per celebrare a dovere i pancake, di recente gustati in più località nella propria terra natia, il Canada.

La mia avventura gastronomica canadese nel mondo degli orginal pancake è cominciata a Montreal, nell’ostello Le Gite du Plateau-Mont-Royal. Un posto davvero simpatico dove la mattina i giovani gestori li preparano al momento. A te chiedono solo di lavare i tuoi piatti una volta finito. Mi siedo, ed è subito una sorpresa. Sono diversi da quelli che preparo sui fornelli italiani. Sono più soffici e lo sciroppo d’acero viene assorbito dai suddetti.

Passa qualche giorno, e dopo centinaia di miglia eccomi sostare in un delizioso appartamentino a Parrsboro, in Nuova Scozia. L’indomani sono già elettrizzato all’idea di vedere lo spettacolo delle maree, ma prima di ciò mi dirigo spedito e parecchio affamato (i ristoranti alle 9 di sera sono già chiusi, ndr) a far colazione. Questa volta i pancake ci sono, eccome se ci sono. Arrivano soffici e caldi come sempre. Ancora più grandi. Molto più grandi. Sempre gustosi.

Altre miglia ancora. Mi spingo fino al faro di Peggys Cove per poi attraversare in tutto il suo costiero zigzagare Cape Breton Island. E dopo tanta guida sulle placide strade canadesi ci vuole il giusto ristoro. Così, prima d’imbarcarmi per la mia prima esperienza di whale-watching, faccio tappa al Restaurant Evangeline di Cheticamp (Nuova Scozia) a fare colazione. Ho bisogno di energie e non ho dubbi su cosa scegliere: i pancake. Ancora dimensioni mastodontiche. Ancora sciroppo d’acero a non finire. Ancora caffè nero lungo di cui ormai sono sempre più addicted.

La Nuova Scozia ha ancora molto da offrire e infatti, dopo una dormitina in mezzo al nulla, eccomi arrivare da Baddeck affamato come non mai. I pancake salgono ancora in cattedra. Questa volta però le dimensioni sono più contenute (comunque più grandicelli del normale) con una soffiata di zucchero a velo sopra, e un aroma davvero inaspettata. Poi ovviamente irrompe lo sciroppo anche se questa volta in particolare, così come in altre occasioni, lo alterno a qualche marmellatina, fragole e mirtilli in particolare.

Una delle mie ultime tappe canadesi è la placida cittadina di Desable, sull’isola di Prince Edward (la casa di Anna dai capelli rossi), poco lontana dalla romantica Argyle Beach, un posto dove lasciarci il cuore. E lì, nell’apparente innocuo Kwik-Way, un mix di tavola calda-supermercato, la sorpresa è nel menù della colazione dove oltre ai classici pancake c’è l’opzione Three Golden. Tre “bistecche” di pancake che avrebbero fatto impallidire anche una Fiorentina. Due divorate in dolce compagnia, l’ultima che mi è durata per l’ennesima abbuffata di chilometri canadesi.

Il cerchio si chiude. Il mio viaggio in Canada si conclude esattamente dov’era cominciato. Nel sopracitato ostello di Montreal con la mia ultima colazione canadese scandita da caffè nero e pancake. Questa volta li mangio più lentamente. Cerco invano un qualche sortilegio per fermare il tempo indugiando nel sapore. Invece inghiotto e mastico ancora. Boccone dopo boccone termino il mio pasto pancakiano nel Quebec. Giro un po’ per la città, poi salgo in aereo. Passato il checkin il mio bagaglio a mano si carica di un litro di puro sciroppo d’acero canadese. In attesa di tornare in Canada, nuovi pancake da preparare mi aspettano a cominciare da oggi.

Pancake all'ostello Le Gite du Plateau-Mont-Royal a Montreal (Quebec - Canada) © Luca Ferrari
La colazione coi pancake e sciroppo d'acero a Parrsboro (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
La colazione coi pancake e sciroppo d'acero a Cheticamp (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
Il caffè nero lungo a Baddeck (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
I pancake a Baddeck (Nuova Scozia - Canada) © Luca Ferrari
La colazione coi pancake Three Gold a Desable (Prince Edward Island - Canada) © Luca Ferrari

martedì 24 maggio 2016

Canada, il mio viaggio è già iniziato

Vancouver, al trotto nello Stanley Park © Luca Ferrari
Da Neil Young a Vancouver, passando per arte, sogni e attese di una vita intera. Adesso sto per tornarci. In realtà il mio viaggio in Canada è cominciato più di vent’anni fa.


Un cantautore. Una spilla. Un libro. Una cartolina. Un racconto. Una prima breve incursione a Vancouver (British Columbia) e poi una nuova attesa tra non molto terminata. È finalmente arrivato il giorno di fare sul serio e sbarcare in quella nazione con cui mi sono sempre sentito in totale sintonia emotiva, pur senza una vera ragione. Canada. Lui, il grande Nord. Libertà. Solitudine. Scrosci di pioggia. Arcobaleni ruggenti. Bagliori di cielo intinti di terra. Oceani. Sto arrivando, Canada. Questa volta sarò lì solo per te.

Le grandi terre scarsamente popolate e tutte concentrate attorno alle realtà urbane di Vancouver, Montreal e Toronto. La sua popolazione, metà di quella italiana spalmata su di un'area 30 volte il Bel paese. A breve vi atterrerò. Il giorno preciso? Io non sono per la condivisione totale della vita privata, perciò a tempo debito. Non sarà la prima volta in Canada. Quattro anni fa il mio passaporto varcò la frontiera dagli Stati Uniti (Seattle) per raggiungere in autobus la città di Vancouver, dove potei ammirare il gigantesco Stanley Park, Chinatown e il poetico giardino Ming.

Un’incursione intensa ma breve. Troppo poco davvero per considerare l’esperienza canadese conclusa lì. Adesso la base è pronta. I biglietti sono stati fatti e pure il voucher di prenotazione di una macchina. Questa volta sarà l’Est la mia terra di conquista. Due settimane intensamente dedicate al Canada senza farmi tentare dalle non troppo lontane Cascate del Niagara o le succulente aragoste del Maine (che attraverserò per risparmiare tempo). Atterrato a Montreal, il mio viaggio punterà diritto all’isola di Prince Edward passando per Quebec City e la Nuova Scozia. Lì nel mezzo, tappe tutte da scoprire.

Non so dirvi il giorno preciso che per la prima volta mi fece parlare di “terra promessa” eppure ho sempre sentito di chiamarla così. Era il 1998 e il libro Canada - La scoperta di un continente mi colpì. Di fare il giornalista o il reporter di viaggi non era minimamente nei miei piani ma quell’immagine di un convoglio ferroviario che attraversava da Est a Ovest un intero subcontinente in mezzo alla neve mi rimase impresso. Il librone era scontato del 50 per cento e lo acquistai. Un segno. Una metafora di ciò che immaginai avrei passato nella mia vita. Un viaggio nelle intemperie facendomi bagnare le mani dalle acque di mondi lontani.

Il suo figlio musicale più illustre, Neil Young, mi aveva già sedotto l’anima segmentata. Fu amore a prima vista con lui grazie alla decisiva complicità dei Pearl Jam (Mirror Ball, 1995). Lui, The Loner, un uomo che a 70 anni compiuti è ancora su e giù per i palchi, e proprio quest’estate vedrò per la prima volta a Piazzola sul Brenta (Pd). 21 anni dopo quel mio primo ascolto (agosto 1995), vagherò per quella terra che mi ha sempre affascinato, sapendo unire.

Quando la bussola punta a ovest, i primi nomi che vengono in mente sono New York, Los Angeles, San Francisco o magari il Messico e i Caraibi. Per me non è mai stato così. Sarà anche che sono del nord e il freddo per me ha un’atmosfera (e un fascino) che il caldo non avrà mai, per il sottoscritto guardare a Occidente significa sempre e solo due nomi: Seattle, la città più canadese d’America, e il Canada. Il verde e la quiete. Niente aree metropolitane piene di tutto.

Terrò un diario? Twitterò di continuo quando troverò connessioni wifi o regalerò foto ai vari Instragram & co? Non lo so. Credo sia un viaggio troppo privato per svenderlo senza la minima remora. A qualche amico di sicuro manderò qualcosa da lì. La piazza non è il mio posto, e anzi. Qualche fortunato/a riceverà di sicuro una cartolina. So solo che scriverò, o magari lo farò meno del previsto. Chi può dirlo. Certi viaggi iniziano molto prima dell’effettivo volo e per quanto mi riguarda io sono in viaggio dentro il Canada da almeno 20 anni.

Parafrasando Neil Young, Am I ready for the Country? Because It’s time to go Sono pronto per quella Nazione? È tempo di andare!

Neil Young & Crazy Horse - Big Time (live)

La mia prima ispirazione canadese
L'album solista Harvest di Neil Young in vinile
Vancouver, alla conquista del Canada 
Vancouver, Downtown © Antonietta Salvatore
Vancouver, Downtown © Antonietta Salvatore
Vancouver, Downtown © Antonietta Salvatore
La "materia prima" per i prossimo viaggio in terra canadese © Luca Ferrari
Nuovi reportage canadesi in arrivo © Luca Ferrari

sabato 14 maggio 2016

Vogalonga, l'anima sincera di Venezia

Venezia, la Vogalonga sotto il ponte dei Tre Archi  © Luca Ferrari
Remi, voga, Venezia e il mondo. Sotto un sole fin troppo estivo si è svolta lungo il classico percorso di 30 km la 40° edizione della Vogalonga.

di Luca Ferrari

Passione e amore. Tanto di entrambe. Ci vuole questo e altro per vivere e affrontare la Vogalonga. Una vogata non competitiva nata a metà anni Settanta e capace di rilanciare la voga alla veneta e annesso artigianato dicendo a chiare lettere che Venezia non è solo turismo e modernità. Ci sono anche le tradizioni tramandate dai maestri d'ascia e di remo. Da allora e per sempre a Venezia c'è la Vogalonga.

L'attesa è palpabile in città. A distanza di una settimana dallo spettacolo della Sensa, ora tocca alla Vogalonga, “l'evento cittadino più amato dai veneziani” mi specifica una simpatica signora dell'isola di Burano. Il giorno prima della manifestazione, a ridosso del celeberrimo mercato ittico di Ri' Alto il, il viavai delle registrazioni è incessante. Un melting pot unito dalla passione per l'acqua e il remo. Intanto si provano le barche. Vengono ormeggiate nei canali fino al risveglio l'indomani quando avrà inizio lo spettacolo.

Domenica 8 giugno. È  ancora una Venezia poco battuta quando alle 8 del mattino esco di casa per dirigermi verso il Bacino San Marco e godermi lo spettacolo della partenza della 40° edizione della Vogalonga. Il caldo in compenso è piuttosto invasivo e dopo neanche mezz'ora la prudente bottiglia d'acqua portatasi dietro ricambia la fatica elargendo freschezza. Arrivato in zona, i pontili sono già preda di turisti e veneziani. Poi arriva il colpo di cannone. Partita.

“La Vogalonga è una manifestazione genuina e azzeccata per la valorizzazione delle tradizioni, delle imbarcazioni veneziane e del relativo artigianato. Nata come lotta e protesta contro il moto ondoso, ha richiamato l'attenzione ai vecchi mestieri, alle barche tradizionali, ai remi, alle forcole” Agostino Amadi, Maestro d'ascia di Burano (cit. volume Quarant'anni di Vogalonga).

A celebrare il quarantennale della manifestazione sono arrivati da tutta Europa, sbarcando perfino da Hawaii e Nuova Zelanda. In laguna si è visto davvero di tutto: gondole, kayak, pupparini, dragon boat, mascarete, sandoli, catamarani, caorline e altre ancora. La tradizione della voga alla veneta unita insieme alle barche di altre culture. E tutte hanno spinto per 30 km passando per le isole delle Vignole, di Sant’Erasmo e di San Francesco del Deserto, Burano, Mazzorbo, Madonna del Monte e San Giacomo in Paludo, fino al primo ingresso trionfale, per i meritatissimi applausi, nel canal grande di Murano.

A quel punto non resta che tornare a Venezia, e ad attendere gli instancabili vogatori nel Canale di Cannaregio un'intera città in festa. Gli applausi iniziano fin da quando si comincia a vedere la prua. I protagonisti allentano l'impeto e si godono una passeggiata fino a riprendere la via maestra del Canal Grande e chiudere alla grande davanti alla Punta della Dogana. Stanchi e felici, con un pensiero già rivolto alla 41° edizione della Vogalonga di Venezia.

Venezia, bacino San Marco – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, bacino San Marco – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, bacino San Marco – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari
Venezia, canale di Cannaregio – Vogalonga © Luca Ferrari

domenica 17 aprile 2016

Stoccolma, il tour dei canali

Stoccolma, isola di Djurgarden - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Viaggio in battello nei canali di Stoccolma, tra le isole di Kungsholmen e Djurgarden. Alla scoperta del patrimonio naturalistico e culturale della capitale svedese.

È formata da quattordici isole che si affacciano sul Mar Baltico. È considerata la capitale della Scandinavia. È una metropoli senza la frenesia di tante esimie colleghe. Nonostante il passaggio di imponenti navi da crociera, le sue acque sono così pulite da poterci fare il bagno e pescare salmoni. Dall'archivio dei reportage realizzati per Il Reporter - viaggiare oltre confine, benvenuti a Stoccolma

Per tutte quelle città sorte sull’acqua, a cominciare da Venezia stessa, ci si sente sempre ripetere che il modo migliore per andare alla sua scoperta è osservarla dalle proprie arterie fluviali o lagunari che siano. Non fa eccezione Stoccolma, capitale della Svezia, che grazie a un diversificato servizio di battelli è in grado, a seconda dell’interesse, di rivelare i suoi variegati e delicati volti.

Partito a piedi dalla Stazione Centrale, già dopo pochi metri un eloquente cartello indica Klara Mälarstrand, con il disegno di una battello: l’ideale per comprendere al meglio anche chi non mastica troppo bene la lingua. Nel cuore della città le piste ciclo-pedonali s’inseguono in ogni dove, con i pedoni che si devono guardare più da qualche bicicletta saettante che non dalle macchine. Pochi minuti di tragitto e l’aria salmastra mi avvolge ogni poro.

A fianco del molo svetta il sontuoso Palazzo del Municipio, sede ogni anno della consegna dei Premi Nobel. Inizio con l’Historical Canal Tour (Kungsholmen Runt), attorno la seconda isola più grande di Stoccolma, Kungsholmen. Sul mezzo sono attrezzatissimi. Cartina topografica con indicato il tragitto e i nomi degli edifici più importanti, con cuffie per ogni posto a sedere in otto-dieci lingue (italiano incluso).

Nel 18° secolo l’isola era solo fattorie. Nel corso degli anni sono diventate fabbriche, quindi uffici e infine abitazioni per la sempre più numerosa popolazione. Passo davanti al Karlberg Palace e nel parco adiacente dove l’antico monarca Carlo XII era solito cacciare, e dove è sepolto con tanto di lapide uno dei suoi cani prediletti (Pompe). Poco dopo, ecco la colonia di giardini. Un trionfo di natura. Orti privati che il governo, a cominciare dal secolo scorso, iniziò a dare in gestione ai cittadini per far sì che potessero lasciare gli edifici in città, e godersi i benefici della vita di campagna.

Superato un altro ponte, il paesaggio si apre. È il porticciolo di Pampas, dove le barche sono vere e proprie abitazioni con tanto di obbligo di allacciamento alla rete fognaria ed elettrica. Giusto il tempo di tornare a terra, godermi una breve passeggiata fino ad arrivare in piazza Nybroplan e sono di nuovo a bordo, questa volta sul Royal Canal Tour, direzione e circumnavigazione dell’isola di Djurgarden.

Sulle due sponde si alternano sedi istituzionali, musei (sport, etnografico), torri, castelli. Perfino un antico mulino. Nelle immense aree verdi molte persone si dedicano al footing, altre allo yoga, qualcuno a cavallo e altri semplicemente in relax. Passo davanti a uno dei 28 parchi nazionali di Svezia, il più grande di Stoccolma, con boschi, oasi e sentieri. Si trovano varie querce secolari dove la più antica ha più di 600 anni.

In cima a un colle c’è anche il palazzo dell’Ambasciata Italiana, e la sua bandiera svolazzante sembra quasi voler salutare un suo connazionale lontano da casa. I cinquanta minuti di tragitto si avviano alla conclusione. Mi fa uno strano effetto pensare che l’innalzamento delle acque (pochi millimetri ogni anno) potrebbe un giorno impedire questo percorso acqueo e addirittura l’esistenza di case che andrebbero spostate altrove.

Scendo a terra non del tutto sazio di mare. Sento che vicino c’è un antico vascello con una storia.

Stoccolma, inizia il Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, inizia il Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, isola di Djurgarden - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, isola di Djurgarden - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, isola di Djurgarden - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, l'Ambasciata Italiana sull'isola di Djurgarden - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, isola di Djurgarden - Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, Royal Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, Historical Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, Historical Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, il Palazzo del Municipio dall'Historical Canal Tour © Luca Ferrari
Stoccolma, in volo verso l'Historical Canal Tour © Luca Ferrari